Al via oggi il tavolo sulla mobilità per 19 operai di Fip. I sindacati: «Procedura da ritirare»
ROMA - Dialogo o muro contro muro? Ricerca di una soluzione o avanti tutta ognuno per la propria strada? E’ ancora presto per capire come finirà la vicenda dei 19 licenziamenti annunciati dalla Fiat nello stabilimento di Pomigliano in risposta alla sentenza della magistratura sull’assunzione di altrettanti lavoratori cassintegrati iscritti alla Fiom. Una notizia però c’è: l’azienda ha deciso di convocare per oggi pomeriggio a Pomigliano i rappresentanti territoriali di Fim, Uilm, Fismic e Ugl per un «esame congiunto» della situazione.
La convocazione arriva dopo che gli stessi sindacati ieri a Torino, durante l’incontro già programmato per il rinnovo del contratto, hanno formalmente avanzato la richiesta di un appuntamento sulla vicenda. Dall’incontro è esclusa la Fiom Cgil, in quanto organizzazione non firmataria degli accordi del 2010 che hanno dato vita alla newco Fip (Fabbrica Italia Pomigliano). «Abbiamo comunicato la nostra contrarietà rispetto alla decisione assunta dall’azienda» spiega Ferdinando Iuliano, segretario nazionale Fim-Cisl. «Ribadiremo la necessità di ritirare la procedura. Useremo tutti gli strumenti per tutelare i nostri iscritti», aggiunge Eros Panicali, responsabile auto Uilm. E così Felice Mercogliano, segretario generale campano Fismic: «No ai 19 licenziamenti». Stessa posizione da Antonio D’Anolfo, segretario nazionale Ugl Metalmeccanici: «Serve un passo indietro per evitare gravi ricadute sul futuro di chi ha creduto e sostenuto con il proprio lavoro il progetto della Nuova Panda a Pomigliano d’Arco».
Difficilmente, comunque, oggi arriverà dall’azienda una risposta definitiva. Gli stessi sindacati non si fanno illusioni. «Sappiamo che i tempi procedura sono lunghi ma sarà importante iniziare a dare segnali. È meglio che le parti si parlino piuttosto che ognuno assuma posizioni di rigidità» dice il segretario della Uilm Campania, Giovanni Sgambati, che comunque si dice «fiducioso» sulla possibilità di trovare «soluzioni alternative alla messa in mobilità». Più netta la linea della Cisl. Lo ribadisce il numero uno del sindacato di via Po, Raffaele Bonanni: «Le sentenze si rispettano, non si discutono. O l’azienda ci rassicura o sappia che faremo ricorso anche noi». E in serata è arrivata la dura dichiarazione di Susanna Camusso, Cgil: «Oggi Fiat è il peggiore ambasciatore che l’Italia può avere nel mondo. Ha un approccio autoritario: l’idea è o mi obbedisci o non esisti».
Secondo il leader Pd, Pier Luigi Bersani, la sentenza della Corte d’appello di Roma su Pomigliano «poteva persino essere un’occasione di ricomposizione, è stato un gravissimo errore metterla sulle contrapposizioni. Spero che ci si ripensi, quel che serve è unità del mondo del lavoro e tavoli in cui governo e imprese si parlino».
Una mano, anche alla Fiat, potrebbe venire dall’atteso accordo sulla produttività. In ballo ci sono almeno 1,6 miliardi di euro che il governo ha messo sul piatto per detassare il salario di produttività. Viste le difficoltà tra le grandi e le piccole e piccolissime aziende di trovare un punto di incontro tra le diverse necessità, si profilano due accordi diversi. Lo ha annunciato ieri Bonanni: intese «con la stessa radice e strumenti contrattuali di diversa natura» per rispondere alle esigenze differenziate delle imprese, quelle grandi e quelle fino a 10-15 dipendenti.