ROMA - Onorevole La Russa teme più la scarsa affluenza o la mancanza di un competitor vero da contrapporre ad Alfano?
«Le due cose sono collegate. L’affluenza è data anche dalla competizione. Senza Bartali, Coppi non sarebbe stato Coppi. D’altra parte non possiamo nemmeno pensare di inventare un competitore».
Voi ex An potreste farlo. La Meloni, per esempio.
«Ammetto che ci stiamo riflettendo, avrebbe anche una logica e non è detto che non ci sia. Però significherebbe dare ragione a chi vuole che si esca dalle primarie con uno spezzettamento di consensi che non permetterebbe di dare un’indicazione univoca per Alfano».
Sta dicendo che senza i voti degli ex An Alfano non ce la farebbe e le primarie diventerebbero una conta tra correnti?
«C’è il rischio di trasformare le primarie in un congresso di partito dove ogni candidato avrebbe interesse ad affermare la propria identità, coagulare un pezzo di partito o, peggio, sfruttare l’iniziativa per avere una semplice visibilità. A mio giudizio si deve invece candidare non solo chi aspira a vincere le primarie, ma anche la sfida con la sinistra. Questa riflessione la dovrebbero fare anche altri».
Anche coloro che si lamentano per i tempi di raccolta delle firme?
«Mi chiedo come fa a pensare di poter fare il presidente del Consiglio uno che dice di non riuscirci in dieci giorni».
Una settimana non è poco?
«Basterebbe un giorno, se uno ha la statura da premier. Si tratta di trovare venti firme in ognuna delle cento città più importanti d’Italia».
Un cittadino comune non ce la fa, ammesso che vogliate veramente aprire il Pdl a facce nuove
«E allora faccio una proposta: leviamo le firme o riduciamole ad un centinaio. A patto però che chi decide di correre alle primarie e non supera almeno l’8% si impegni a non candidarsi alle politiche e se lo fa, in un altro partito, restituisce al Pdl le spese sostenute. Così fermiamo chi pensa di farsi pubblicità a spese del partito».
A proposito di investimenti sbagliati, perché fate le primarie con il simbolo del Pdl se poi pensate di cambiarlo?
«Riflessione giusta, e infatti io oggi potrei proporre che accanto alle primarie del candidato ci siano anche le primarie sul nome del partito. In questo modo le migliaia di cittadini potranno scegliere tra vari simboli».
E’ vero che voi ex An sostenete Alfano per paura di essere rottamati dal Cavaliere?
«Una minchiata della Biancofiore e del partito delle sorelle d’Italia! Se avessimo badato al nostro tornaconto lo spazio più ampio, in questo momento, sarebbe stato quello di una cosa diversa dal Pdl e di destra. Invece noi crediamo nel progetto di Alfano e nel percorso del Pdl. Mi meraviglio di certe considerazioni fatte da gente arrivata in politica chissà per quali arti».
Sta dicendo che se vince Alfano non ricandidate le amazzoni?
«Non decido io chi viene candidato, ma penso che occorra maggiore selezione nella scelta della classe dirigente».
Voi fate le primarie e Berlusconi un suo partito?
«Quando e se lo dirà vedremo. Penso comunque che potrebbe essere un percorso che il Pdl potrebbe condividere. Non ci trovo nulla di strano, anzi, potrebbe essere un modo per moltiplicare l’offerta».
Ora le primarie e le alleanze?
«Ha ragione Alfano a dire che se ne parlerà dopo. Ma ad Alfano ho detto che noi lo appoggiamo sul presupposto che si dica subito con chi non ci si allea».
Ovvero?
«Non ci si allea con la sinistra, non si fa un governo dei tecnici e non si dà l’appoggio a un Monti-bis. Nella manifestazione che il 17 faremo a Milano lo diremo chiaro: sempre con gli italiani, mai con la sinistra».