ROMA - Quattro «indicatori» in grado di cambiare completamente il sistema di contrattazione e l’organizzazione del lavoro. Quattro punti più che dirompenti, che il governo però considera essenziali per l’erogazione delle agevolazioni sulla produttività. E’ il ministro Elsa Fornero ad elencarli durante un’audizione al Senato. Eccoli: «depotenziamento degli automatismi» compresa la «rinuncia» all’indicizzazione dei salari ai prezzi «in via automatica»; maggior peso della contrattazione aziendale su quella nazionale; orari di lavoro più flessibili; possibilità di introdurre demansionamenti. La Fornero sottolinea: un’intesa che non contiene questi «indicatori» non sarà sufficiente. E il miliardo e seicento milioni di euro che il governo ha messo sul piatto, verrebbe destinato ad altro. Basta interventi a pioggia e premi riconosciuti a tutti allo stesso modo. Il ministro cita un episodio ”personale”: «E’ stato umiliante» mettere «ratificare» il «premio massimo» per tutti i dirigenti del ministero del Lavoro, in base a criteri adottati l’anno precedente: «Che tipo di selezione ci può essere se tutti prendono il massimo?» osserva polemica.
Tornando all’accordo sulla produttività ci sarebbe anche un quinto elemento che il governo - come spiega la Fornero - avrebbe voluto inserire nel decreto che recepirà, casomai arrivasse, l’intesa: la partecipazione agli utili di impresa da parte dei lavoratori. Ma poi si è deciso di farne un decreto a parte, che - annuncia il ministro - «a breve» sarà pronto. Una doccia fredda per Confindustria, totalmente contraria alla norma.
Stasera riparte la trattativa all’interno del fronte delle imprese, che attualmente vede Confindustria da una parte e il resto del mondo datoriale (Abi, Ania, Cooperative, Rete imprese) sul versante opposto. Sarà un incontro ai massimi livelli (vi prenderanno parte tutti i presidenti delle associazioni datoriali e i loro direttori generali). Per cui l’intervento della Fornero - che era a conoscenza del nuovo appuntamento, tanto da parlare di «segni di una possibile intesa» - ha il sapore di un pressing inopportuno. Anche perché l’elenco Fornero coincide di fatto con la bozza di intesa che vorrebbero far passare le piccole aziende di artigiani e commercianti. Una bozza molto diversa da quella che invece Confindustria aveva raggiunto con Cgil, Cisl e Uil.
Che infatti hanno immediatamente reagito. «Consiglio al ministro molta prudenza e meno parole, perché su materie così delicate sono le parti che devono decidere il da farsi, altrimenti si tratta di un’iniziativa autoritaria e il governo, più che aiutare, crea problemi» dice Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl. Molto più duro il commento in casa Uil. Le affermazioni del ministro Fornero - dice il segretario confederale Paolo Pirani - sono «l’ennesimo tentativo del governo di far fallire la trattativa sulla produttività». Dalla Cgil fanno filtrare che loro non firmeranno mai un’intesa che tolga al contratto nazionale il ruolo di salvaguardia del potere di acquisto salariale.
Intanto sempre a proposito di trattative, c’è da registrare il nulla di fatto dell’atteso incontro a Pomigliano d’Arco tra Fiat e sindacati sulla vicenda dei 19 licenziamenti. L’incontro si è svolto in un clima molto pesante, sia attorno al tavolo, che fuori (i sindacalisti sono stati contestati da un gruppo di lavoratori). L’azienda per ora ha confermato la sua intenzione di andare con la procedura di messa in mobilità, i sindacati hanno fatto verbalizzare di non essere d’accordo.