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Pescara, 24/03/2026
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Data: 08/11/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Verso il voto - Primarie, Bersani fa il pienone al Circus. Il segretario del Pd parla anche del porto: «È chiuso da mesi con famiglie sul lastrico, il Governo deve svegliarsi»

PESCARA Lo hanno atteso per più di un’ora, alla fine Pierluigi Bersani è arrivato e non ha deluso le aspettative dei propri sostenitori. Più di mille persone hanno applaudito ieri sera l’ingresso del leader del Pd al Circus. Dopo le strette di mano di rito, Bersani ha raggiunto le prime file del teatro, dove sedevano in bell’ordine il vecchio e il nuovo del Pd regionale. Un lungo abbraccio con il senatore Pci Nevio Felicetti ha fermato per un attimo il vociare. In quel momento, sul palco c’era Gianluca Fusilli, vice segretario regionale del partito che, forse preso dall’emozione, ha inciampato per due volte sulla data delle primarie, collocandole il 26 novembre. Dal pubblico si è sollevato un coro con la data giusta, che è quella del 25 novembre. «Scusate l’errore», ha detto Fusilli, «ma sono già proiettato al giorno successivo, quando Bersani sarà il vincitore». Poi la parola passa al segretario nazionale che esordisce scusandosi per la voce rauca. «È che sono un po’ influenzato», dice con l’inconfondibile “z” moscia. Influenza a parte, «le primarie ci hanno fatto bene, sono una meraviglia», e giù applausi. Poi gli argomenti cambiano, anche se il tono rimane affabile. Nessuna malevola inclinazione nel riferirsi a Matteo Renzi, seppure senza nominarlo come nello stile di questa campagna elettorale. Per il suo principale competitor, Bersani ha parole pacate ma decise. «Stiamo facendo allenamento per quello che diremo agli italiani: non abbiamo bisogno di fuoco amico, perché di avversari ne avremo un bel po’. Così finiamo solo per pestarci i piedi tra di noi». E poi Berlusconi, lui sì che viene nominato spesso. «Si è mangiato anche il campo in cui vuole scendere di nuovo», ironizza, «il Paese con lui è arrivato sull’orlo del precipizio». Nel discorso di Bersani a Pescara anche il lavoro, il problema degli esodati, la scuola sempre più bistrattata. «Non è che puoi prendere a schiaffoni la scuola ogni sei mesi», afferma parlando del governo Monti, «domani ne avremo bisogno più di oggi». E ancora, le unioni gay. «Io ho detto una cosa e la tengo ferma: bisogna arrivare più o meno nei dintorni della legge tedesca nel riconoscere le unioni civili e le coppie omosessuali, e questo sarà nel nostro programma». Ad interromperlo sono solo gli applausi. Sul palco ne osservano attenti il profilo, i vertici regionali del partito. Per loro, un gioco di sedie: sembra si sia speso tempo per decidere la disposizione dei posti. Oltre a Fusilli, il segretario regionale Silvio Paolucci, Francesca Ciafardini, Antonio Castricone, Valeria Scotucci. Sotto, la gara è stata invece per le poltrone in prima fila. C’è chi le ha occupate in largo anticipo, e ha passato un’ora a fissare il palco vuoto con la voce di Vasco Rossi come sottofondo musicale: «Domani arriverà lo stesso...». Chi ha poggiato giacche e borse per accaparrarsi la postazione migliore. Sono in tanti. Tra gli altri, Giuseppe Ayala, Luciano D’Alfonso, Stefano Casciano, Moreno Di Pietrantonio, Nicola Mattoscio, Donato Di Matteo, Donato Renzetti, Vittoria D’Incecco, Camillo D’Alessandro, il subcommissario alla Sanità Zuccatelli, Marco Alessandrini, Daniele Becci, l’ex sindaco di Chieti Ricci, Giovanni Legnini, Franco Marini. Bersani si avvia alle conclusioni. Parla del mancato dragaggio dello scalo di Pescara. «Non può esserci un porto chiuso da mesi», dice, «con famiglie sul lastrico. Il governo deve svegliarsi».


PESCARA Il programma era zippato: tre appuntamenti in tre ore. E poteva succedere che all’ultimo incontro di Pescara, dopo quelli all’Aquila e a Sant’Omero, Pierluigi Bersani arrivasse con un’ora e 15 minuti di ritardo. Pazienza. Al Circus la sala era comunque piena. Interessante il confronto con quella di Matteo Renzi il 1° ottobre al cinema Massimo, sempre a Pescara. Anche il sindaco di Firenze si presentò in condizioni difficili, pioggia battente e vento, sul palco niente simboli di partito, un maxischermo e lui solo al microfono. In sala un pubblico con tanti giovani e donne. Bersani usa la tradizione: c’è la bandiera del Pd, sul palco siedono i dirigenti cittadini e regionali che introducono il discorso del segretario, in platea c’è tanto apparato, ci sono molti amministratori, un pubblico non giovanissimo però partecipe: un pubblico che conosce già le risposte mentre quello di Renzi le cerca ancora. E comunque «le primarie sono una meraviglia» dice Bersani alla sua platea, «ci hanno fatto solo bene. C’ho creduto e le ho volute aperte cambiando una norma statutaria. Perché era importante dare un segno che la micidiale lontananza dei cittadini dalle istituzioni e dalla politica può essere accorciata». Protesta e disincanto «hanno buone ragioni» ma da soli«non danno risultati». Per questo «il Pd si mette all’incrocio tra l’esigenza del cambiamento e il governo di un paese che è nei guai». Per Bersani le primarie sono un «allenamento» per quella che sarà la sfida per il governo del paese («l’Italia non ha molte carte da giocare se non la nostra»). Ma attenti a non esagerare nella competizione, avverte il segretario dei democratici, perché «non abbiamo bisogno di fuoco amico, perché di avversari ne avremo un bel po’». Berlusconi, per esempio? «Dice che scende in campo ancora, ma non c’è più neanche il campo, si è mangiato anche il campo». Inevitabile il riferimento al governo e al «tasso di montismo» del Pd. Bersani conferma la lealtà fino all’ultimo giorno della legislatura, anche se non nasconde che a volte il rapporto è difficile («abbiamo creato una nuova categoria, gli esodati: a quello va posto rimedio»). Nel corso della sua visita in Abruzzo Bersani tocca anche i temi di più stringente attualità come l’elezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti: «Per l’Europa è un’ ottima notizia, perché in Obama avremo un ottimo interlocutore e perché è molto interessato a che l’Europa cresca e esca da una politica di sola austerità. In più voglio anche ricordare che Obama ha vinto con un particolare linguaggio: cioè con il coraggio della verità». «Obama non ha concesso niente ad affermazioni di tipo populista che vanno di moda negli Stati Uniti» ha continuato Bersani, «e si è concentrato sui temi del lavoro, anche in polemica con il predominio della finanza che invece veniva meglio interpretato dall’altro contendente, e quindi è una bella vittoria». C’è poi la questione della legge elettorale e dell’intesa Pdl-Udc che non piace affattoai democratici. : «Noi lavoriamo per un accordo, però voglio dire due cose molto precise: la prima è che nessuno pensi che si possa andare avanti a strappi, magari fatti contro di noi, per poi aggiustare qualcosa dopo. Si deve ragionare sull’insieme di questa riforma. Non si va avanti a strappi. Seconda cosa, è che sia chiaro che non saremo mai disponibili ad approvare una legge che dichiarasse da subito che l’Italia non è governabile. Mi spiace» ha proseguito Bersani «ma questa responsabilità non ce la prendiamo perché non stiamo pensando al Pd ma al nostro Paese che ha un sacco di problemi e che deve essere governato da qualcuno l’anno prossimo». Intanto ieri Rosaria Ciancaione, responsabile del comitato abruzzese che sostiene la candidatura alle primarie di Laura Puppato, ha annunciato che la consigliera regionale veneta sarà a Roseto sabato 17 alle 10,30.

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