Il presidente della Regione: Non possiamo incidere da soli sulle scelte economiche del fondo panasiatico che risulta proprietario del gruppo Moda
La replica dei sindacati: C’è una grande amarezza tra i lavoratori per la leggerezza dimostrata dal governatore su questa drammatica vicenda
«Per noi non è facile fare proteste come questa. Se siamo costretti a farlo è solo per cercare di ottenere risultati di fronte a un atteggiamento delle istituzioni così determinato nel non voler intervenire». Marino D’Andrea , Rsu-Cgil, protagonista di recente dell’occupazione dello show-room aziendale insieme al collega Massimo Di Francesco, sempre in prima linea sulla vicenda del gruppo Moda, mette l’accento sulla sofferenza che accompagna le scelte dei lavoratori, come quella di ieri, di ricorrere ad azioni clamorose. Dopo l’occupazione della fabbrica, in circa un centinaio, il 24 ottobre scorso, ieri avrebbero volentieri evitato di paralizzare il traffico a Pescara. «Credo», spiega D’Andrea, «che il governatore abbia avuto un atteggiamento arrogante con i lavoratori. Non trovo altra definizione. Dire che non può intervenire nella decisione di un’azienda che ha sede legale nelle Isole Cayman, un fondo panasiatico, è assurdo, Dov’era sei mesi fa, quando l’interlocutore era diretto? Da sei anni lanciamo allarmi. È logico che oggi non abbia un interlocutore ma non può essere una dichiarazione di resa». (s.b.)
CHIETI Il presidente della Regione Gianni Chiodi chiede l’intervento del governo al tavolo ministeriale sulla Sixty convocato per lunedì prossimo. Una decisione maturata alla fine di una mattinata difficile per la vertenza del gruppo Moda, approdata ieri a Pescara e finita col paralizzare il traffico del capoluogo adriatico. I lavoratori hanno occupato il crocevia davanti al cinema Massimo, a due passi dai palazzi di Comune e Regione, per circa un'ora, dopo che il governatore li aveva liquidati con una battuta infelice sulla possibilità di interfacciarsi realmente con il fondo panasiatico Crescent HidePark, nuovo proprietario del gruppo. Nella protesta si sono uniti i dipendenti della Italcables di Pescara e ABB di Loreto Aprutino, che hanno interpretato le parole di Chiodi come una dichiarazione di disinteresse del presidente della Regione e, senza averlo preventivato, hanno dato vita a un corteo che dopo alcuni metri si è trasformato in un grande girotondo umano che ha paralizzaro il grande crocevia di fronte al cinema Massimo. La vertenza Sixty è oggi ferma alla richiesta dell’azienda di concordato preventivo e alla volontà di cedere un ramo d’azienda creando una Newco da 50 posti di lavoro, con 350 esuberi. «Lavoro, diritti, dignità, futuro», le quattro parole scandite dal corteo sono diventate le parole d’ordine della protesta. Nell’incontro successivo tra Chiodi e i sindacati è emersa chiara la richiesta dei lavoratori di una pressione politica sulla proprietà al fine «di trasformare l'attuale richiesta di concordato in un concordato di continuità o amministrazione controllata». Soluzioni, queste ultime, che a dire dei lavoratori aprirebbero maggiori spiragli sugli ammortizzatori sociali. «La Regione», ha detto il presidente Chiodi, «non siederà mai a un tavolo tecnico senza la presenza politica del governo. È una condizione necessaria e irrinunciabile, anche perché è bene chiarire che le nostre possibilità di incidere sulle scelte economiche di un fondo panasiatico, che allo stato risulta proprietario della Sixty, sono praticamente ridotte a zero». Il governatore ha quindi telefonato al ministero e parlato con il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che oggi confermerà se vi potrà essere la presenza di rappresentanti del governo nella riunione ministeriale di lunedì. «Il nodo principale», prosegue Chiodi, «è che attualmente non esiste alcuna manifestazione di interesse per l'azienda e questo rende il lavoro della Regione e del governo particolarmente difficile. Inoltre, Unicredit vanta nei confronti della Sixty crediti per 250 milioni di euro e questo gruppo bancario sarà un altro interlocutore importante della vertenza». Fortemente critica la reazione dei sindacati. «Con una scusa tecnica, la Regione», afferma Giuseppe Rucci (Filctem-Cgil), «lascia andare via un’azienda che significa 400 lavoratori diretti a oltre 500 nell’indotto». «C’è profonda amarezza per la leggerezza del presidente su questa vicenda», osserva Maurizio Sacchetta (Uilta-Uil), «il presidio di questa mattina è nato per stimolare e convincere Chiodi a partecipare al tavolo ministeriale. Nulla avrebbe fatto presagire la protesta che poi ne è seguita. Chiodi ha dimostrato poca sensibilità di fronte a una vertenza che significa la perdita dell’unica multinazionale della moda presente in Abruzzo». Con i lavoratori Sixty, dal presidente Chiodi, ieri sono saliti anche i rappresentanti della Italcables di Cepagatti, che la multinazionale di appartenenza vuole chiudere, mettendo in mobilità 30 addetti che sono in presidio permanente, anche notturno, davanti alla fabbrica da diverso tempo. C’erano i 40 addetti dell’ABB di Loreto Aprutino, da gennaio senza stipendio. La Fiom-Cgil chiede l'intervento della Regione per il proseguimento dell'attività nelle due aziende.