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Data: 08/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Intesa con Air France tensioni in Alitalia

ROMA - Restano alte le tensioni in Alitalia. Con la gestione del presidente Roberto Colaninno che finisce ancora una volta nel mirino di un socio-azionista. Questa volta è Salvatore Mancuso, presidente di Equinox, ad alzare la voce. Mancuso, che ha in portafoglio il 3,8% della compagnia di bandiera, non condivide l’ultima presa di posizione dell’amministratore delegato Andrea Ragnetti che, parlando ad un convegno, ha dichiarato come non sia previsto nel 2013 un aumento della quota di Air France nella compagnia di bandiera. Ma che comunque la strada verso Parigi è in qualche modo segnata, come del resto ha fatto più volte capire Colaninno. Una irritazione, quella di Mancuso, che parte da lontano, da una conduzione, a suo dire, troppo accentratrice del presidente, restio a condividere con gli altri soci strategie e linee di sviluppo della compagnia. «Nessun impegno con Air France o con altri è stato mai preso - dice Mancuso al Messaggero - L’amministratore delegato ha un mandato ben preciso, che è poi quello di gestire la società nell’ambito delle proprie competenze». «Deleghe - aggiunge Mancuso - che non comprendono di trattare con terzi nell’interesse degli azionisti». Come dire che sul tema centrale delle alleanze, e in particolare sulla questione Air France, che ha il 25% di Alitalia, l’ad si deve tenere alla larga, evitando di sostituirsi a chi ha investito risorse nell’azienda. D’altro canto, le voci di un incremento della quota dei francesi, anche in considerazione dell’ascesa in borsa di Air France, continuano a circolare con insistenza. Il messaggio a Ragnetti sembra perciò più un invito rivolto indirettamente a Colaninno. Ma mancuso non è l’unico socio della compagnia di bandiera a contestare il fatto che il presidente mantenga, nonostante i richiami, un rapporto preferenziale ed esclusivo con Jean Cyril Spinetta, grande capo di Air France, e che sia quindi tentato di chiudere la partita consegnando a Parigi rotte e flotta made in Italy. Una mossa che che verrebbe giudicata un azzardo. Di più. Un regalo ai francesi. «Saranno gli azionisti - spiega ancora Mancuso - a valutare con attenzione tutte le opportunità che il mercato offre per la migliore valorizzazione di Alitalia. Con la consapevolezza che la compagnia è una infrastruttura di grande interesse strategico per l’Italia». Insomma, un segnale chiaro alle ambizioni di chi vorrebbe muoversi in assoluta autonomia, come già accaduto con il caso Windjet, senza informare adeguatamente il cda. O, peggio, tentando un blitz che poi il cda si troverebbe a dover ratificare.
Non è un mistero, infatti, come già accaduto nell’infuocato consiglio di amministrazione del 25 ottobre, che i principali azionisti, a cominciare da Intesa Sanpaolo, vorrebbero poter discutere di alleanze senza vincoli. E che la carta di Etihad, ricca compagnia di Abu Dhabi, sia gradita a non pochi di essi. Non solo per valorizzare Alitalia, ma per dare un ruolo di hub sempre più strategico all’aeroporto di Fiumicino. Cosa che non accadrebbe se Air France avesse la meglio.

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