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Pescara, 24/03/2026
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Data: 08/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: follia le primarie, fatevele voi E gli azzurri temono l’en plein degli ex An

ROMA - «Fate voi, sono un errore, una follia e un boomerang, ma se ci tenete fatevele. Io me ne torno in Kenya». Assediato e anche leggermente stranito per il concentrico pressing effettuato da quasi tutto lo stato maggiore del Pdl, da Angelino Alfano e Gianni Letta sulle primarie, Silvio Berlusconi ha inanellato ieri l’ennesimo sfogo alla «mollo tutto», «così i tanti strateghi che vedo in giro consegneranno l’Italia al trio Grillo, Ingroia e Di Pietro». Al Cavaliere le primarie non sono mai piaciute e ieri non è stato facile convincerlo della soluzione «b». Ovvero di quelle primarie all’americana dove votano solo i grandi elettori, non in una sola giornata ma in una serie di votazioni a scaglioni su base provinciale che porteranno la consultazione sino alla convention di febbraio. Dopo quattro ore di riunione e tensione, la mediazione ha ottenuto un via libera di principio da parte del Cavaliere che comunque, raccontano, ha tirato un sospiro di sollievo per essere riuscito almeno ad evitare il confronto diretto con le primarie del Pd.
Resta ora il problema, non da poco, della individuazione dei grandi elettori per evitare di consegnare, qualora si trattasse dei soli eletti, la consultazione in mano agli ex An. Comunque sia il Cavaliere ieri non aveva nessuna voglia di rientrare a Roma, anche perché in agenda aveva un nuovo incontro con Vittorio Sgarbi. Proprio la dichiarata volontà del critico d’arte di presentarsi alle primarie in coppia con l’avvocato Gianpiero Samorì (che da qualche giorno è ospite fisso sui media di famiglia), insospettisce da giorni i vertici di via dell’Umiltà. Raccontano che ieri il segretario del Pdl, per evitare l’affondamento delle primarie, sia andato giù duro minacciando di nuovo le dimissioni «perché su queste primarie ci ho messo la faccia». Alla fine il Cavaliere, con il morale già abbastanza basso, ha dato il via libera e promesso anche qualche intervento qua e là per l’Italia.
Dopo ore di summit a palazzo Grazioli, durante il quale si è anche discusso di legge elettorale con Berlusconi che chiedeva incuriosito ai presenti «perché il Pd vuole le preferenze?» - la riunione si è trasferita in via dell’Umiltà per mettere a punto le regole che dovrebbero essere ratificate nell’ufficio di presidenza di oggi pomeriggio.
I problemi delle primarie strette (di partecipanti) e lunghe (sino a febbraio), non sono stati tutti risolti. L’individuazione del gruppo dei grandi elettori non sarà certo facile ed esente da contestazioni. Specie per un partito composto da centinaia di dirigenti locali ed eletti che dovrebbero mobilitarsi ora sulla base di scelte assunte in via dell’Umiltà e da parte di quei dirigenti che raramente hanno incontrato sul territorio nell’ultimo anno e mezzo. Archviato l’obiettivo del milione e mezzo di partecipanti, si tratta ora di mandare al seggio qualche centinaio di eletti e di grandi elettori, con il rischio che la sfida si trasformo in una sorta di conta interna tra correnti. Ieri pomeriggio ai fortissimi dubbi del Cavaliere si sono aggiunti quelli di Verdini e quelli di chi ha raccontato a Berlusconi dell’intenzione dell’ex ministro Giorgia Meloni di voler correre comunque contro Alfano e la Santanchè. Un rischio che Gasparri e La Russa tentano di scongiurare e che potrebbe condizionare non poco la scelta dei grandi elettori.

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