ROMA Spegneranno i riscaldamenti nelle scuole e ciò vorrà dire vacanze a tempo indeterminato per gli studenti. Se le casse resteranno a secco non sarà più possibile neanche effettuare alcun tipo di manutenzione per gli edifici scolastici che in questo modo andranno in malora. E visto che per mancanza di fondi non si potranno più garantire neanche gli standard di sicurezza nelle strade di loro competenza, porteranno i limiti di velocità a 30 chilometri orari. Se poi anche questo, andare a passo di lumaca, non dovesse bastare ecco che si chiuderanno interi tratti viari.
I presidenti delle Province cercano di allungarsi la vita. E lo fanno anche dipingendo un quadro più o meno apocalittico. Ma per ora ottengono solo l’ impegno del ministro Grilli a riconsiderare i tagli previsti per il 2013. La decisione del governo di accorparle ha scatenato la rivolta. La ribellione è guidata dal neo presidente dell’Upi (Unione delle province italiane) Antonio Saitta. Piemontese, ex deputato della Margherita e ora parlamentare Pd, in principio si era detto disponibile a farsi «sfilare la poltrona» di presidente della Provincia di Torino se questo poteva servire a rimettere in sesto i conti dello Stato. Ma da qui a farsi svuotare in concreto le casse col taglio di 500 milioni di euro, come prevede per il 2012 la spending review, ce ne passa.
LA RIVOLTA
«Questi tagli sono insopportabili - protesta Saitta - noi chiediamo rispetto, non siamo una lobby economica ma un pezzo effettivo dello Stato». Il presidente dell’Upi protesta anche per la mancata sentenza della Corte Costituzionale sui ricorsi relativi alle funzioni. Ma alleggerisce il tiro. Chiarisce: «La nostra protesta non vuole colpire la scuola, anzi, vuole sollevare il velo sul tema drammatico della sicurezza che ci pare sia poco considerato». C’è chi va oltre. «Non voterò più la fiducia al governo Monti», minaccia il deputato Riccardo Mazzoni, coordinatore provinciale del Pdl di Prato. Che si guadagna in questo modo l’apprezzamento della Lega nord contraria all’accorpamento. Da ieri Saitta ha convocato in assemblea permanente l’Upi: si resta insomma sul piede di guerra. L’incontro chiarificatore era fissato per ieri pomeriggio. «Abbiamo fatto notare al ministro Grilli che le Province, che hanno consumi intermedi pari a 4 miliardi, non possono subire lo stesso taglio dei Comuni, che hanno consumi intermedi pari a 26 miliardi», ha spiegato Saitta uscendo dal ministero. «Grillo ha guardato le cifre ed è rimasto stupito - ha aggiunto il leader dell'Upi - il taglio di 1 miliardo e 200 milioni per il 2013 vorrebbe dire la morte degli enti e dei servizi ai cittadini». Il tavolo tecnico partirà a breve.
RC AUTO PIU’CARA?
La cancellazione di 35 province, alle quali se ne aggiungeranno dal prossimo anno altre 12, secondo il governo è un processo necessario ma non indolore. Comporterà tagli a cascata anche nell’«indotto». Ricadute pesanti negli organici delle prefetture e negli uffici che dipendono in qualche modo dall’ente locale. In alcune città - secondo una elaborazione del sito Facile.it - provocherà un aumento del premio Rc Auto. I rincari riguarderebbero 1 milione e mezzo di automobilisti per un aumento tra il 7% e il 16%.