Pochi bus in strada, almeno un centinaio in meno rispetto al fabbisogno, e i tempi di attesa dei passeggeri aumentano sempre di più. A pochi giorni dall'approvazione della delibera che regolerà il futuro del tpl napoletano, in queste ore il Comune sta affrontando i problemi più urgenti del comparto mobilità. La situazione più critica resta quella del parco mezzi di Anm. Tra bus, filobus e tram, secondo quanto spiegato dai sindacati stanno circolando in 310, mentre il fabbisogno medio delle linee urbane ed extraurbane arriverebbe a 450 mezzi. I veicoli ci sarebbero pure, ma a causa della mancanza di fondi Anm non li ha potuti dotare di assicurazione. Molti altri sono già destinati alla dismissione perché vetusti e irrecuperabili. Al momento la carenza di bus sta prolungando i tempi medi di attesa alla fermata dei pendolari, con particolare disagio per quelli che dall'hinterland e dalle periferie si dirigono verso il centro. Considerando che la Anm aspetta di ricevere i crediti pregressi dal Comune, in assenza di liquidità il personale sta cercando di contenere i disservizi facendo ripartire immediatamente i mezzi da ciascun capolinea, con il "cambio a volo" di autista. Dall'assessorato ai Trasporti spiegano che «l'Anm, pur dovendo ancora riscuotere circa 250 milioni dal Comune, cifra nei fatti bloccata dal taglio dei fondi statali, sta operando al meglio per ridurre al minimo i disagi, accorciando i tempi di sosta dei mezzi». Ora tutto dipende da quanto il Comune otterrà dal governo per il trasporto pubblico, e non appena arriveranno un po' di risorse, saranno assicurati circa un centinaio di veicoli ora fermi, mentre per il 2013 si dovrebbe prevedere l'acquisto di nuovi bus in sostituzione di quelli più usurati. «In questo momento la consistenza del parco mezzi ricorda quella di venti anni fa, - dice Pietro Carrara della Uil Trasporti - L'azienda sta facendo di tutto per garantire frequenze di passaggio accettabili, ma per tornare alla regolarità servono assolutamente fondi per manutenzione e polizze. Il tutto mentre attendiamo che le società di trasporto comunali acquisiscano un nuovo assetto». A tale proposito, si registra un cambio in corsa sul futuro delle partecipate comunali dei trasporti. Dalla fusione inizialmente prevista tra Anm, Metronapoli e Napolipark si passerà alla creazione di una holding che avrà la Napolipark, delle tre quella più in salute economicamente, come azienda "capofila", mentre le altre due società si adatteranno al rango di "controllate". Su questo schema si baserà la delibera che l'assessorato ai trasporti, guidato da Anna Donati, sta predisponendo in queste ore, con l'obiettivo di farla approvare nella riunione di giunta di martedì prossimo. Al di là dell'esigenza di alleggerire i costi del comparto delle società partecipate, il provvedimento in essere punta a continuare a garantire i servizi minimi su ferro e gomma. E in attesa che il governo stabilisca la quota di risorse da destinare alla città, la giunta ha deciso di puntare su un rafforzamento del ruolo di Napolipark che, controllando a mò di capofila Anm e Metronapoli, potrà fornire più garanzie alle Banche per ottenere anticipazioni di cassa anche per le altre due aziende. Un meccanismo che, con la fusione "a freddo" tra le tre società, non si sarebbe potuto attivare. La delibera è tuttora in preparazione, ma l'indirizzo scelto dalla Donati è ormai inequivocabile. D'altra parte il quadro economico di partenza delle tre aziende, evidenziato anche in Commissione Bilancio del Consiglio, non lascia spazio a soluzioni diverse da quella della holding: la Anm ha dovuto registrare solo nel 2011 un disavanzo di 27 milioni di euro, mentre Metronapoli ha chiuso l'esercizio dell'anno scorso con una perdita di 1,8 milioni. Di contro, la Napolipark dimostra di essere assai più in forma, avendo chiuso il bilancio 2011 con un utile di 190mila euro, 90mila in più del 2010. Ora, in vista della trasformazione in capofila del trasporto pubblico partenopeo, la società si è vista potenziare il patrimonio attraverso l'acquisizione dei depositi dismessi dell'Anm e del parcheggio Brin, beni che messi insieme determinano un valore di 55 milioni di euro. Una consistenza patrimoniale, questa, che consentirà alla società di avere ancora più forza con le banche.