ROMA Non uno ma due fondi per la riduzione della pressione fiscale. Come spesso accade alla fine di una legislatura, i partiti cercano di dare un segnale in direzione del calo delle tasse. La scelta dei relatori, che dovrà ricevere il via libera del governo, prevede da una parte di anticipare quel fondo strutturale alimentato dalla lotta all’evasione che sarebbe dovuto entrare in vigore nel 2014, dall’altra di creare un capitolo di bilancio ad hoc che dovrebbe attingere agli attuali incentivi alle imprese. Gli stessi relatori, Pier Paolo Baretta per il Pd e Renato Brunetta per il Pdl, hanno presentato un emendamento sul delicato tema degli esodati, i lavoratori che a causa della riforma previdenziale resterebbero senza pensione né lavoro. Emendamento che in realtà non mobilita nuove risorse ma punta prioritariamente ad assorbire quelle già stanziate che non dovessero risultare utilizzate.
UN FONDO NATO NEL 2011
La questione del fondo per la riduzione delle imposte era già stata affrontata più volte negli ultimi mesi. Il punto di partenza è una norma introdotta nell’estate del 2011, che prevedeva appunto dal 2014 la costituzione di un fondo nel quale avrebbero dovuto confluire i risultati della lotta all’evasione fiscale. Ora si stabilisce che il fondo oltre ad essere alimentato da questa voce - che dovrà essere quantificata a maggio con il Documento di economia e finanza - possa beneficiare anche della riduzione degli interessi sul debito pubblico. È chiaro però che le scelte concrete di riduzione delle imposte, di cui potranno godere famiglie e imprese, sono subordinate a quel che succederà la primavera prossima con le elezioni e che nessuno è in grado di prevedere.
Nell’altro fondo proposto dai relatori dovrebbero invece affluire i proventi della revisione dell’attuale sistema di incentivi e trasferimenti alle imprese. Sostanzialmente l’obiettivo del cosiddetto piano Giavazzi che però non è stato ancora inserito in alcun provvedimento legislativo: potrebbe finire nella legge sulla concorrenza da approvare entro fine anno. Destinazione delle risorse: il credito d’imposta alla ricerca, per le imprese, e la riduzione del cuneo fiscale.
SOLUZIONE PER GLI ESODATI
L’altra grande novità riguarda la previdenza ed in particolare il tema dei lavoratori salvaguardati rispetto alla riforma Fornero. Dopo mesi di discussione, è stata ampliata la platea dei soggetti che rischiando di restare senza stipendio né pensione potranno sperare nel paracadute, ossia nei requisiti in vigore fino al 2011. In particolare le tutele saranno estese a coloro che avendo cessato il rapporto di lavoro entro il 30 settembre 2012 e si trovano in mobilità in forza di un accordo stipulato entro fine 2011 e che avrebbero maturato il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2014. L’ampliamento riguarda, sempre con la scadenza del 2014, anche chi versa contributi volontari ed ha svolto qualche attività ma con un reddito non superiore a 7.500 euro. Saranno inoltre tutelati i lavoratori licenziati entro dicembre 2011 a seguito di fallimento o altra procedura concorsuale se maturano il diritto alla pensione con le vecchie regole entro i due anni successivi. Le risorse disponibili sono i 100 milioni già stanziati con la versione originaria della legge di stabilità, e la quota di risorse già prevista per tutti gli altri esodati, che si rivelasse non utilizzata. Nel caso ciò non basti, potrà essere previsto l’azzeramento della rivalutazione annuale delle pensioni di importo più alto (misura che del resto è attualmente già in vigore).