L’Aran: annullato nel decennio dagli addetti all’industria lo svantaggio sui dipendenti pubblici
IL RAPPORTO
ROMA Vuoi mettere il vantaggio del posto fisso? Cioè di un impiego statale o para che sia? Constatazione inutile fino a qualche anno addietro in quanto ovvia: meglio viaggiare a bordo della macchina statale, nessun licenziamento e stipendio sicuro. Certezze che in un futuro prossimo venturo potrebbero evaporare. L’ultimo rilevamento dell’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) dice che le retribuzioni di fatto dei dipendenti statali nel 2011 hanno innestato la retromarcia perdendo lo 0,2% rispetto al 2010. Un taglio che va ad affondare in un tessuto già ammorbato alla crisi. Perché i contratti dei dipendenti pubblici sono fermi da circa un quinquennio e tali resteranno almeno fino a tutto il 2014. Secondo uno studio della Cgil dal 2010 al 2014 gli statali perderanno mediamente 6.000 euro.
Stando alle cifre dell’Aran, le retribuzioni contrattuali lo scorso anno sono cresciute dello 0,2%, ma sono scese dello 0,2% quelle di fatto. I prezzi sono saliti mediamente del 2,8%. Più in generale, tra il 2000 e il 2011 le retribuzioni di fatto nella pubblica amministrazioni sono lievitate del 40,6% a fronte del 27,1% di inflazione e della crescita del 33,7% nel settore privato. Come dire che per oltre un decennio gli stipendi pubblici hanno viaggiato più veloci del costo della vita e degli stipendi privati. Non è più così. Conferma l’Agenzia: «Tutto il vantaggio guadagnato dai pubblici nella prima metà del decennio è stato interamente recuperato dagli addetti dell’industria». Tra il 2000 e il 2011 le retribuzioni di fatto sono cresciute del 40,6% per gli statali (41,8% nelle amministrazioni centrali, 38,7% nelle amministrazioni locali) mentre quelle del settore privato sono salite nello stesso periodo del 33,7% (41,5% nell’industria, 28,4% nei servizi vendibili).
Il meno 0,2% registrato complessivamente dall’Aran è il mix dell’aumento dello 0,9% per le amministrazioni centrali e del calo dell’1,5% per i lavoratori di quelle locali. Ed è, ancora, il risultato finale del blocco dei contratti pubblici e dei vincoli stringenti sulle risorse destinate alla contrattazione integrativa. L’aumento del 2,1% delle retribuzioni di fatto dei dipendenti privati, registrato nel 2011, è comunque inferiore all’inflazione e frutto della crescita del 2,7% per le attività manifatturiere e dell’1,5% per i servizi vendibili. Le retribuzioni di fatto, a differenza di quelle contrattuali, comprendono oltre al salario, le competenze accessorie e occasionali al lordo delle trattenute erariali e previdenziali. Sono conteggiati anche gli straordinari, i premi di produttività e di risultato, le indennità di turno o comunque legate al disagio lavorativo.
Il futuro ovviamente è legato all’evoluzione della crisi anche se il posto fisso è destinato a trasformarsi in un miraggio più che una certezza. Il presente, non esaltate, è nelle buste paga. Una recente analisi della Cgil ha registrato che tra il 2010 e il 2014, i dipendenti pubblici perderanno oltre 6.000 euro attraverso il blocco dei contratti e lo stop dell’indennità di vacanza contrattuale. Alla fine del 2014, una busta paga media di uno statale perderà 240 lordi euro nel potere di acquisto. «Alla fine del 2014 - ha puntualizzato il numero uno della Fp/Cgil, Rossana Dettori - mancheranno all’appello almeno dieci punti di potere di acquisto. Ciò che il governo dà in riduzione dell’Irpef, è meno di quello che toglie».