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Data: 11/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Produttività strada in salita, in forse il round di domani

ROMA Non è detto che domani ci sia un nuovo incontro tra le parti sociali sulla produttività. Ieri sera l’appuntamento era in dubbio, data la difficoltà a trovare un punto di sintesi dopo il lungo round serale di giovedì scorso e le agende piene dei protagonisti principali al tavolo della trattativa. Di certo le acque restano agitate. E prevale il pessimismo. Il leader Uil, Luigi Angeletti, lo dice in modo esplicito: «Sono convinto che non si firma». Tra l’altro, secondo Angeletti, anche se si dovesse arrivare ad un’intesa si tratterebbe comunque di «un accordicchio».
Il governo però non desiste. E continua a sperare che presto si arrivi ad un accordo. Stavolta è il Presidente del Consiglio, Mario Monti, a scendere in campo augurandosi «nei prossimi giorni un risultato, spero unitario e importante, del negoziato tra le parti sociali per accrescere la produttività». Il premier non usa a caso la parola «unitario». E anche il ministro Corrado Passera sottolinea: «L'unità tra imprenditori e sindacati è molto importante». Continuano infatti a circolare voci sulla possibilità di un’intesa separata, senza la firma della Cgil. Un’ipotesi che per la verità non piace nemmeno alla Confindustria di Giorgio Squinzi, che teme l’inesigibilità nelle fabbriche degli accordi.
DIETRO LE QUINTE

Nonostante la strada appaia in salita, in realtà dietro le quinte si sta lavorando alacremente. E molte delle richieste emendative avanzate da Cgil Cisl e Uil sul documento già firmato da tutto il fronte delle imprese potrebbero essere accolte. Compresa quella sugli automatismi salariali che i sindacati non hanno alcuna intenzione di «superare»: la frase relativa verrebbe cancellata. «Una quota degli aumenti economici» derivanti dai rinnovi contrattuali sarà legata, attraverso i contratti di secondo livello, a incrementi di produttività. E per chi il secondo livello non ce l’ha, o qualora questo «venisse meno», scatterà la clausola di salvaguardia per cui si recupera tutto con il contratto nazionale. Alla fine anche il «multiperiodo», tanto caro alle piccole aziende e tanto inviso ai sindacati, potrebbe scomparire dal nuovo testo. Tutti d’accordo, poi, sull’inserire nella parte introduttiva la richiesta al governo: che la detassazione del 10% dei premi di produttività diventi strutturale.
LO SCOGLIO RAPPRESENTANZA

Resta però il nodo della rappresentanza. Recentemente Susanna Camusso ha chiesto al governo di procedere subito con decreto. La bozza di accordo prevede che la questione venga risolta, con accordo o con regolamento, entro il 31 dicembre prossimo «in attuazione dei principi contenuti nell’Accordo interconfederale del 28 giugno 2011». Una formula troppa vaga per la Cgil che chiede di inserire esplicitamente tre cose: che anche chi allora non firmò l’accordo (ovvero, esclusa Confindustria, tutte le altre organizzazioni datoriali) lo recepisca; che sia «riaffermato il diritto alla partecipazione ai tavoli contrattuali di tutte le organizzazioni sindacali la cui rappresentatività superi il 5%»; che le elezioni delle Rsu siano interamente proporzionali. Per i non addetti ai lavori sembrano questioni di lana caprina, per la Cgil invece, che con alcune categorie (Fiom, ad esempio) si è ritrovata spesso esclusa dai tavoli, sono questioni cruciali.
Non la pensano così gli altri sindacati. Dice Giorgio Santini, segretario confederale Cisl: «Se passano gli emendamenti proposti sulle tutele salariali e sul multiperiodo, ci sono tutte le condizioni per chiudere. Ci auguriamo firmi anche la Cgil. La questione della rappresantanza è un falso problema perché il testo rimanda all’accordo del 28 giugno e lì quelle cose sono già previste».

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