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Data: 12/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Esodati, stop della Ragioneria: la copertura dalle pensioni alte. Il Tesoro chiede di trovare risorse nell’ambito del settore previdenziale. Possibile la proroga del blocco della scala mobile oltre i 5 mila euro

ROMA La questione degli esodati non trova pace. L’altro giorno sembrava essere stata raggiunta un’intesa sull’ulteriore allargamento della platea degli esodati ad altri 9 mila casi (i licenziati a causa di fallimenti nel 2011) ma ieri la Ragioneria dello Stato si è rifatta i conti e ha fermato tutto.
Il motivo? Un classico: mancherebbe una copertura adeguata. In sostanza la Ragioneria chiede che le maggiori spese siano coperte tagliando altre pensioni. Di qui l’ipotesi sul tappeto di bloccare la scala mobile per le pensioni superiori ai 5 mila euro lordi mensili anche dopo il gennaio 2014. Questa la data di scadenza del blocco dell’indicizzazione per tutte le pensioni superiori ai 1.400 euro mensili previsto dalla prima manovra (la Salva Italia) del governo Monti. Se davvero dovesse passare quest’ipotesi i pensionati colpiti - quelli con redditi lordi superiori ai 65 mila uro annui - dovrebbero essere circa 150/200 mila (sui quasi 17 milioni complessivi).
Tuttavia c’è ancora tempo per trovare un’intesa visto che la metà settimana si vota in Aula dove, con ogni probabilità, il governo presenterà un maxiemendamento sul quale porrà la fiducia.
Intanto il nodo esodati ha impegnato i relatori e il governo per gran parte della giornata domenicale. E in Parlamento a seguire la vicenda è arrivato di corsa il vice-ministro al Lavoro, Michel Martone. La soluzione ancora non c'è anche se i relatori minimizzano. «Il problema non c'è. Lei ha parlato con la ragioneria?» ha replicato il relatore Renato Brunetta ad un giornalista che gli chiedeva chiarimenti. Proprio i relatori nei giorni scorsi avevano depositato l'emendamento che includeva, nella platea dei lavoratori esodati anche quelli licenziati, entro il 31 dicembre 2011, a causa del fallimento o di un’altra «procedura concorsuale» dell'impresa.
LE RISORSE
I fondi destinati a pagare le pensioni degli esodati non erano però aumentati ma si prevedeva che ai «nuovi 9.000 esodati» andassero risorse non spese per altri esodati. Si puntava infatti a risparmiare eliminando dal conteggio previdenziale di tutti gli esodati gli eventuali anni di scivolo verso l’uscita pagati dalle aziende. A garanzia di sforamenti, era comunque prevista la possibilità (non la certezza) di bloccare l'indice di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici di importo più elevato.
La Ragioneria ieri ha però evidenziato l'insufficienza delle risorse. Sono così cominciate le trattative, andate avanti tutto il giorno, sull'ipotesi di estendere da subito la stretta sulle pensioni ricche, oppure su quella di defalcare i «nuovi esodati» dalla platea prevista. «Ci vuole ancora tempo», si è fatto scappare il vice ministro Martone mentre l'opposizione e i sindacati hanno aumentato il tono delle critiche. Il leader Idv, Antonio di Pietro ha definito l'emendamento una «bufala gigantesca a fini elettorali» mentre il segretario della Lega Nord Roberto Maroni ha parlato di «ultima presa dei fondelli». Per Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, si tratta di «questione cruciale» mentre il vicepresidente Pdl della Commissione Lavoro, Giuliano Cazzola, sottolinea «quanto sia sbagliato creare aspettative destinate ad andare deluse».

Braccio di ferro sui 9 mila licenziati nel 2011

ROMA Ma quanto vale questa nuova battaglia sugli esodati, ovvero su ex lavoratori che con le nuove regole pensionistiche rischiano di restare senza lavoro e senza pensione? Grosso modo si sta parlando di 9 mila persone in più rispetto alle 120 mila per le quali sono state già reperiti 9,2 miliardi per i prossimi 10 anni. In particolare la maggioranza vorrebbe salvaguardare tutti coloro che sono stati licenziati per motivi non personali (fallimento della società, esigenze di riduzioni del personale) entro il dicembre 2011. Costoro - fino a dicembre 2014 - potrebbero entrare nell’esercito dei pensionati Inps secondo le vecchie regole in vigore fino a dicembre 2011.
Il capitolo che si sta scrivendo in queste ore è solo l’ultimo di una saga iniziata subito dopo l’approvazione a tempi di record della riforma della previdenza firmata dal governo Monti che ha abolito le pensioni d’anzianità (quelle anticipate sulla base degli anni di contributi). In questo modo sono stati presi in contropiede moltissimi lavoratori che avevano programmato di andare a riposo con le vecchie regole firmando una lettera di dimissioni dalla propria azienda. Risultato: un piccolo esercito di pensionandi, in particolare quelli nati nei primi anni Cinquanta e che hanno iniziato a lavorare molto presto, si è visto allontanare di anni (anche 5/6 in alcuni casi) l’ambito traguardo della pensione e ha rischiato di restare per lungo tempo senza stipendio e senza pensione.
Tra mille polemiche e numeri contraddittori, il governo Monti ha deciso di affrontare il problema (che inizierà a presentarsi non prima del 2013) con gradualità. Una prima tranche di «esodati», circa 65 mila, sono stati subito individuati soprattutto tra coloro che erano in mobilità. All’inizio di ottobre sono stati individuati altri 55 mila casi. E lo stesso ministro del Lavoro, Elsa Fornero, all’epoca annunciò che «probabilmente» sarebbero stati «coperti altri 10 mila casi». «Questa situazione sta facendo preoccupare moltissime persone, soprattutto quelle che prevedono di andare a riposo nel 2013 e nel 2014, che magari non sanno di essere già protette», sottolineò il ministro. Per questo nei prossimi mesi ogni lavoratore «esodato» sarà raggiunto da una lettera dell’Inps che gli confermerà le date dell’andata in pensione.

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