NAPOLI Due giorni fa ha inaugurato la prima pista ciclabile a Napoli, ma Luigi de Magistris è in sella a un progetto più ambizioso: colorare di arancione il Paese. Nessun salto del fosso, a Roma il sindaco italiano più gradito secondo l’ultimo monitoraggio, ci va solo per la sua amministrazione. Che ha già subìto 350 milioni di tagli e vive sull’orlo del dissesto. De Magistris, chi vorrebbe nella sua lista arancione? «La mia scelta è lavorare per riempire le caselle di uomini e donne con una loro storia nelle piccole comunità, non interessa il nome più importante. Scrollare gli indifferenti, utilizzo un bellissimo passo di Antonio Gramsci, può spingere molti indecisi, o lontani dalla politica, a partecipare». Accoglie il magistrato Ingroia? «Sono suo amico, ora sta eliminando un po’ di tensioni in Guatemala. E’ una grande risorsa». Con Di Pietro c’è cattivo tempo? «I rapporti personali sono buoni, io dico sempre quello che penso. Oggi non mi sta piacendo come Di Pietro sta affrontando questo momento difficile. Nell’Idv, che più di ogni altro partito si è opposto al sistema, vedo un arroccamento difensivo». Chi vincerà le primarie nel Pd? «Non sono un tifoso di queste primarie, le guardo dall’esterno con interesse per il principale partito del Paese, attento ai contenuti di tutti i candidati, la prova muscolare interessa meno. Poiché non condivido quasi nulla di questo governo, mi interessa se nel Pd c’è un dibattito per il superamento». Grillo non è certo un bluff. «No, è una realtà da tempo, con aspetti che io condivido, come il contare dei cittadini, cosa molto bella. Non mi convince la mancanza di una proposta politica di governo, a Parma mi sembra che questo sindaco sia in difficoltà. Un altro aspetto che non mi è mai piaciuto di Grillo è che si considera l’unico depositario della verità e del bene». Accordi con lui? «Mi auguro di sì sui contenuti, sulle battaglie ambientali, agli sprechi, wi-fi gratuito. Sull’80 per cento l’accordo si trova in pochi minuti. Ma l’accordo elettorale lo esclude lui, è stato tranchant». Come giudica il Manifesto di Revelli, Ginsborg, Gallino? E la réunion del centro attorno a Montezemolo? «Il primo è un documento che apprezzo, va nella direzione giusta, si va d’accordo. Il resto non mi sembrano proposte nuove per cambiare il Paese». Monti deve lasciare nel 2013? «Monti è persona autorevole ci ha fatto riprendere credibilità, dopo Berlusconi non ci voleva tanto: bastava mettere qualsiasi cittadino. Ma sta svuotando il Parlamento come centralità, c’è in atto una sospensione della democrazia. Poi se lui si candida lo trovo legittimo. A un Monti bis però sono contrario». Bersani e Casini litigano, sotto sotto non le dispiace… «Bersani ha capito che una fetta importante del popolo del Pd vuole sentire dire qualcosa di sinistra. Vuole recuperare in quel contesto e si stia riposizionando più a sinistra. Credo stia pensando a un accordo con Casini post elettorale, non elettorale». Che cosa serve al Paese per uscire dal tunnel? «Due cose. La questione morale, e voglio citare un grande pensatore comunista come Berlinguer. Bisogna candidare donne e uomini che abbiano un’etica cristallina. Seconda cosa, bisogna virare nelle politiche economiche, non è possibile spendere 15 miliardi di commesse per i cacciabombardieri e che non si tassino capitali scudati illeciti o che si facciano politiche contro la scuola pubblica. Si esce dal tunnel con politici diversi. L’80 per cento degli italiani non sono rappresentati nelle stanze del potere». Parla da leader nazionale, Napoli le sta stretta? «Napoli è una delle città più conosciute nel mondo, ha grandi potenzialità, noi vogliamo dimostrare che c’è un sud che non fa piagnisteo». Dunque resterà fino alla fine del mandato? «Assolutamente sì».