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Data: 12/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alfano scuote il Pdl: no al Monti bis noi pronti a cambiare nome e simbolo

Il segretario: «Non vogliamo fare nessuna intesa con Bersani. La storia di Fini con il centrodestra è chiusa»

ROMA «Per noi il Monti bis non esiste, e non perché non abbia rispetto per il premier, ma perché non vogliamo fare nessun accordo con Bersani e Vendola». A dirlo, ospite di Lucia Annunziata a In mezz’ora, è Angelino Alfano, che aggiunge: «Noi siamo centrodestra, loro sono sinistra. Questo governo non avrà una fotocopia, è un pezzo unico, diventerà come il ”Gronchi rosa“». Il segretario del Pdl spiega inoltre che le primarie - a cui lui partecipa in prima fila e attraverso le quali «il Pdl potrebbe decidere di cambiare nome e simbolo» - «sono una gara per la premiership», quindi, una ragione in più per scartare un Monti bis.
E proprio l’ipotesi di una riconferma dell’attuale premier dopo il voto in primavera posta da Gianfranco Fini come condizione per riaprire il dialogo nel centrodestra, offre modo ad Alfano di dichiarare «definitivamente chiusa la storia di Fini con il centrodestra». Il segretario azzurro dice che quello del presidente della Camera «è un gioco assolutamente strumentale. Io sono stato chiaro, piuttosto dicano loro se intendono fare un accordo con Bersani».
Il segretario pidiellino non è tenero neppure con il centro, soprattutto con le nuove formazioni che sembrano dover fiorire in quest’area: «In base a tutti i sondaggi - osserva - le aggregazioni di centro non possono arrivare a governare il Paese». Quindi, anche l’attività di Montezemolo e dei cattolici in questi giorni «mi ricorda - dice Alfano - che ci sono solo due modi per far vincere la sinistra: o votarla, o spaccare il mondo ad essa alternativo». Quanto alle alleanze, il segretario ritiene «inutile e nocivo parlarne ora: perché se non torniamo forti nessuno vorrà allearsi con noi. Se invece lo saremo faranno a gara per coalizzarsi con noi». Quanto alla situazione nel Pdl, Alfano ostenta sicurezza, afferma di contare sulle primarie come strumento efficace per il rinnovamento del partito e si dice convinto che Berlusconi, nonostante le sollecitazioni arrivategli «non farà una sua lista. Ha detto no all’ufficio di presidenza: sto alle sue parole e non ho motivo per non credergli». E per il Cavaliere il segretario prospetta - complice una copia di Repubblica sul tavolo della Annunziata - un ruolo simile a quello del «fondatore» del quotidiano, Eugenio Scalfari, accanto a quello del direttore, Ezio Mauro.
L’intervista di Alfano viene apprezzata dai colonnelli del partito: Gianni Alemanno, che non si candiderà alle primarie, al contrario di quanto ha annunciato Guido Crosetto, gli dichiara il suo «sostegno pesante», raccontando di aver preso questa decisione perché colpito, all’ultimo ufficio di presidenza del Pdl, «dalla capacità di Alfano di puntare i piedi per iniziare una nuova fase per il centrodestra». Condivide le parole «chiare e nette» di Alfano Altero Matteoli, per il quale «è un errore marchiano prefigurare un Monti bis come se il voto degli elettori non contasse nulla».

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