Il sindaco Maurizio Brucchi chiama a raccolta i primi cittadini di 35 Comuni che rischiano la soppressione e li invita alla manifestazione a Roma davanti al Parlamento. «Dopo aver inviato la lettera con cui annunciavo la volontà di organizzare l’iniziativa- spiega Brucchi- ho cominciato a chiamarli uno per uno, e mi sono reso conto che molti altri miei colleghi sono sul piede di guerra. Finora ne ho sentiti una quindicina, e tutti, tranne i sindaci di Forlì, Rimini e Ravenna, che hanno una situazione particolare, si sono detti favorevoli ad intraprendere iniziative congiunte. Molti hanno anche annunciato di voler organizzare manifestazioni nei loro Comuni, spegnendo, ad esempio, le luci in segno di protesta, credo che anche a Teramo organizzeremo qualcosa, in collaborazione con i cittadini e con i commercianti».
TERAMO NOSTRA
Intanto il sindaco ha incontrato i rappresentanti dell’associazione Teramo Nostra, che ha partecipato, sin dall’inizio a tutte le forme di protesta messe in atto contro i decreto taglia-province. «Ringrazio – aggiunge Brucchi – questa associazione che davvero si sta battendo per la tutela del territorio e della sua identità, qui non si tratta di salvare poltrone ma uffici e servizi, oltre a mille posti di lavoro. Da sinistra arriva invece solo un silenzio assordante». Teramo Nostra e il sindaco hanno deciso di chiedere un incontro urgente al ministro Patroni Griffi e di contattare i parlamentari teramani di tutti gli schieramenti, Tommaso Ginoble, Carla Castellani, Paolo Tancredi e Augusto Di Stanislao per farli impegnare a bloccare la conversione in legge del decreto.
IL SINDACO DELL’AQUILA
Ma Brucchi ha scelto anche di muoversi su un altro fronte, organizzando, già per questo mercoledì, un incontro con il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, per iniziare a discutere, qualora la riforma delle Province dovesse essere approvata in via definitiva, su quale sarà il futuro, e la sede, degli uffici e dei servizi presenti in entrambe le città, come Prefettura, Questura, Motorizzazione, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, Inps, Inail e Comandi provinciali delle Forze dell’ordine, visto che il decreto ne prevede il dimezzamento.
Anche i sindacati sono fortemente preoccupati per il possibile riordino delle Province. «Vorremmo ricordare- afferma il segretario provinciale della Cgil Funzione pubblica Amedeo Marcattili- che non si sta discutendo di astratti costi della politica ma di servizi che i cittadini non avranno più a disposizione. Oltre ai posti di lavoro da difendere, che dovrebbe essere una delle missioni della politica, non si capiscono quali funzioni rimarranno nel nostro territorio, invece di avvicinare i servizi alle persone si fa l'esatto opposto». La Cgil è fortemente polemica anche sulla decisione della Provincia di indire un concorso per dirigente tecnico in un momento così delicato per l’Ente. «Sono queste le priorità?», chiede Marcattili. Il sindacato torna inoltre sulla questione della formazione del personale e del famoso Master alla Bocconi, frequentato da un dipendente della Provincia a spese dell’ente, su cui, secondo il sindacato, restano molti dubbi.