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Data: 13/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Le risorse per gli esodati dalle pensioni sopra 2.900 euro. Assegni oltre 1.400 euro già bloccati fino al 2013

Niente aumenti agli importi sei volte più alti del minimo. Sì del Tesoro. Dalla nuova platea esclusi i lavoratori
di aziende che hanno chiuso nel 2011

ROMA Una platea un po’ più circoscritta rispetto alle ultime ipotesi, e una sorta di fideiussione a carico dei pensionati con assegni superiori sei volte al minimo, ovvero intorno ai tremila euro mensili. Dopo vari tentativi andati a vuoto, Parlamento e Governo hanno trovato una soluzione condivisa sui nuovi esodati, quelli eccedenti i 120.000 già salvati con i precedenti interventi. Se non saranno sufficienti gli eventuali risparmi derivanti dai 9 miliardi stanziati in apposito fondo e i 100 milioni aggiunti con la legge di Stabilità, allora verranno deindicizzate le pensioni più alte. Questa volta la copertura ha ricevuto il placet anche della Ragioneria dello Stato.
Far quadrare il cerchio non è stato facile. E qualche spigolatura in più resta. Escono fuori dalla platea teorica dei salvaguardati, infatti, i lavoratori che nel 2011 hanno perso il lavoro perché l’azienda è fallita o ha chiuso i battenti. Alla fine si è convenuto che non si tratta «tecnicamente» di esodati: per costoro - assicura il governo - si attiveranno altri ammortizzatori sociali. «Bisogna scrivere la norma in modo da circoscrivere la platea ed evitare che diventi un vaso di Pandora» aveva avvertito in mattinata, durante l’ennesima riunione con i relatori del provvedimento, il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo. E così è stato. Il nuovo emendamento sarà votato oggi in Commissione Bilancio. E forse finalmente si riuscirà a mettere un punto a una vicenda che angoscia migliaia di lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione in seguito a patti stipulati con l’azienda prima che venisse varata la riforma Fornero.
LA NUOVA PLATEA

Potranno andare in pensione con le vecchie regole perché considerati nuovi esodati (da aggiungere quindi alla platea dei 120.000) i «lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 4 dicembre 2011» con «almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data di entrata in vigore della riforma delle pensioni», anche se dopo l’autorizzazione hanno svolto qualche lavoretto, non a tempo indeterminato, e purché il reddito annuo lordo complessivo che ne è derivato non superi 7.500 euro. Rientrano nella platea anche i lavoratori «collocati in mobilità ordinaria o in deroga a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre del 2011 e che hanno cessato il rapporto di lavoro entro il 30 settembre di quest’anno». Condizione essenziale per questi lavoratori è: «perfezionare i requisiti al trattamento pensionistico entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità della legge 223 del 1991, ovvero durante il periodo di godimento dell’indennità di mobilità in deroga e in ogni caso entro il 31 dicembre 2014».
Il blocco dell’adeguamento al costo della vita delle pensioni sei volte più alte del trattamento minimo (attualmente pari a 481 euro al mese, quindi sarebbero interessate le pensioni che superano 2.886 euro al mese), ci sarà solo se non saranno sufficienti i fondi già stanziati. Cosa che comunque potrà essere applicata solo a partire dal 2014 visto che queste pensioni sono già deindicizzate.
L’accordo soddisfa il governo e anche le forze di maggioranza. Un po’ meno la Cgil che parla di «risposta parziale, che non risolve di certo il problema». Dice il ministro Elsa Fornero: «È la risposta alle esigenze che ho posto di salvaguardia per le persone che nel 2013 e 2014 rischiavano di trovarsi senza reddito». Il Pd parla di «passo avanti, non scontato». Critiche dall’opposizione. La Lega contesta il taglio «senza criterio» della platea e l’Idv parla di «accordo minimalista».

Assegni oltre 1.400 euro già bloccati fino al 2013

ROMA L’ultima volta fece piangere Elsa Fornero. Era il 4 dicembre 2011 e il ministro del Lavoro fu costretta a interrompere tra le lacrime la conferenza stampa nelle quale stava spiegando i pesanti sacrifici che il governo si preparava a chiedere ai pensionati nell’ambito della manovra Salva-Italia. Blocco totale, per il biennio 2012-2013, della rivalutazione automatica all’indice annuale di inflazione per tutte le pensioni tre volte superiori all’assegno minimo (pari a 1.405 euro lordi mensili). Una sberla per 2,8 milioni di pensionati. Anche se, dati Cgia alla mano, l’87,3% di tutti i trattamenti erogati in Italia (quasi 21 milioni ) non avrebbe subito, e continuerà a non subire nei prossimi anni, alcuna decurtazione. L’operazione, che vale anche per il 2013, consente alle casse previdenziali un risparmio di 2,3 miliardi di euro. E dolorose conseguenze sui portafogli. Certamente molto più dure rispetto alla soluzione escogitata ieri per salvaguardare tutti gli esodati. Un pensionato con 1.157 euro netti, ad esempio, per effetto della mancata rivalutazione del costo della vita, perde 23 euro al mese. Con una pensione di 1.576 euro mensili netti, invece, il taglio arriva a 37 euro. E il salasso si spinge fino sino a 44 euro mensili per un pensionato con un assegno mensile netto di 2.182 euro. Chi è sotto la tagliola della riforma Fornero, invece, continua a godere dell’adeguamento dell’assegno all’aumento dei prezzi. Un pensionato con un assegno mensile netto di 700 euro, per esempio, si è trovato in tasca, nel 2012, 16 euro mensili in più. Vale a dire l’assegno base più il 2,7% calcolato dall’Istat in fatto di aumento dei prezzi. Mentre con un assegno mensile di poco più di 1.000 euro netti, l’aumento è stato di 25 euro. Le note dolenti cominciano a farsi sentire con una pensione superiore ai 1.152 euro netti: è quella linea di confine.
Già nel 2011 il governo Berlusconi (decreto di luglio) aveva imposto il blocco di qualsiasi adeguamento per chi prendeva una pensione cinque volte il minimo (pari a 467,43 euro) e un'attenuazione graduale per chi aveva una pensione tra tre e cinque volte il minimo. In quel caso prevalse la linea morbida, perché l’idea iniziale, poi stoppata dal ministro dell’Economia Tremonti, c’era il blocco dell’adeguamento al costo della vita per tutti i pensionati. Ma poi il decreto Salva-Italia ha reso l’intervento più drastico.

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