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Data: 13/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Primarie, uniti su lavoro e fisco ma divisi sulle alleanze. I candidati si affrontano in diretta su Sky. Renzi e Vendola chiudono a Casini. Bersani: io dialogo con i moderati. I «Fantastici 5» del centrosinistra alla prova nell’arena di X Factor

MILANO Stesse domande, stesso tempo per rispondere. Dall’Europa alla lotta all’evasione, dal diritto di adozione per le coppie gay alla pressione fiscale, dal lavoro precario ai privilegi della casta. E poi alleanze politiche e coalizioni. I candidati alle primarie del Pd si sfidano sul palco dei concorrenti di X Factor, due ore di confronto per cinque stili diversi: rigoroso Bruno Tabacci e determinata Laura Puppato, Matteo Renzi con le mani in tasca che chiacchiera con Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani che evita di incrociare lo sguardo del sindaco di Firenze.
Si comincia con un tema caldo, imposte ed evasione fiscale. E sono subito scintille. «Chi si candida ha l’obbligo di dire ciò che ha già fatto: noi a Firenze abbiamo abbassato le tasse dallo 0,3 allo 0,2, perché di tasse l’Italia sta morendo. E’ anche il momento di fare un accordo con la Svizzera, per andare a prendere nelle loro banche i soldi portati illegalmente», attacca Renzi. Replica di Bersani: «Io un accordo con gli svizzeri non lo faccio, non alle loro condizioni. Piuttosto sono a favore di un’imposta personale sui grandi patrimoni». I candidati sono d’accordo su un paio di punti centrali: il patto di stabilità non si tocca, la riforma del lavoro firmata dal ministro Elsa Fornero va rifatta. «Uno sfregio alla civiltà del lavoro del Paese», la bolla Vendola. «Non mi piace, noi proponiamo la proposta di flexsecurity di Pietro Ichino», rileva Renzi. D’accordo anche nella critica a Marchionne. «Un anno fa ha detto che il piano era sulla fascia medio-bassa della produzione di auto, dopo un anno la competizione sarà su fascia alta con il marchio Alfa», ricorda Bersani: «Mi faccia capire meglio perché mi pare un poco osé». Già sulla lotta ai privilegi cominciano i distinguo: «Tutti i bilanci dei partiti certificati e finanziamento delle sole spese funzionali alla comunicazione. Tutto il resto, dall’acquisto di fabbricati alle cene, va assolutamente escluso», sostiene Laura Puppato.
Bersani assicura la volontà di «colpire con la scure» le cinque, sei mila «società partecipate italiane», che definisce «farina del demonio», ma è contrario all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti: «Se in America non è possibile regolare le banche d’affari, è perché finanziano la campagna elettorale». Renzi, sul finanziamento ai partiti, battibecca con Tabacci. Ma è sulle coalizioni che arrivano le differenze maggiori. «La mia coalizione? È questa qui», dice Bersani indicando i suoi concorrenti, «poi sono pronto ad aprire una discussione per vedere se si può fare qualcosa con il Paese anche in un dialogo con le forze moderate». Renzi, a sorpresa, invece fa asse con Vendola. «Nell'alleanza che abbiamo in testa non ci dovrebbe essere Casini... Di Casini ne abbiamo abbastanza dei nostri», dice, chiarendo di avere in mente una coalizione Pd-Sel.

I «Fantastici 5» del centrosinistra alla prova nell’arena di X Factor. Zero risse per dare credibilità, tra citazioni di papa Giovanni e ansia di essere rockSu Twitter si scatena l’ironia: «Ora telefona Berlusconi e dice che adotta lui le coppie gay»

ROMA Fanno tutti i buoni, i rassicuranti, i politicamente corretti. Da non crederci: nessuno azzanna nessuno. E bisogna essere tutti concentrati sui contenuti, sulle proposte, sulla concretezza a scapito della brillantezza. Poi arrivano, ai Magnifici 5, le domande dei supporter in studio - ognuno rivolge la sua al leader non amico - ma niente ancora: la grande bonaccia della politica X Factor. Che del talent show ha il ritmo e se il linguaggio sincopato è pane per i denti di Renzi, Bersani riesce però nell’impossibile: procedere come n diesel, cioè come sempre, più lento che rock; non sottostare pedissequamente al format, perchè il segretario del Pd conserva il proprio stile, ma rimanere ugualmente al passo con il carattere della trasmissione. Anche se su Twitter lo sfottono così: «Nonno Bersani».
Nessuno fa male a nessuno, e forse questo è un bene per il centrosinistra: perchè guai a dare la solita impressione di leader che si scannano animati dalla foga del proprio personalismo e occhio a non presentare l’eventuale governo futuro come la riedizione della litigiosa Unione del tempo che fu. Insomma, sull’Ego ha prevalso la voglia di apparire credibili e il pubblico non di centrosinistra forse potrà apprezzare il presepe che tutti insieme ieri sera hanno proposto i Magnifici 5. Gli accenni a Berlusconi, quasi inesistenti. Molto poco Monti. La paura nei confronti di Grillo trattenuta e ben celata. Chi ha vinto? Chi ha perso? Non importa più di tanto, anche se Sora Cesira - romanesca star on line - scrive: «Vabbè, me pare de capi’ che il confronto l’hanno pareggiato alla democristiana». E un instant poll dell’istituto Quorum nella notte dà vincente di misura Bersani («Il quale esulta così in un tweet: «Dai, che siamo forti») su Renzi, mentre Vendola resta molto indietro: «Mamma, che sudata», è il commento di Nichi). Renzi, sia pure molto a suo agio, non sferra quel colpo da kappaò sul programma che i suoi supporter da giorni andavano vaticinando. Bersani ogni tanto addormenta il gioco e parla quasi da premier in carica e certamente non da premier da talk show. Serietà al potere: ecco il messaggio che vuole trasmettere. Vendola fatica nel calibrare il suo epos narrativo sui tempi X Factor. Puppato è la benpensante di sinistra, senza colpi d’ala. Sui contenuti, Tabacci la supera. Nonostante le ironie che gli piovono addosso da Twitter. Come questa: «Tabacci sembra quello che mancava il quinto per il calcetto». Dunque, una noia televisiva? Di sicuro, mentre i contendenti parlano di «allargare la base produttiva» o di «defiscalizzazione» o di «diritti», sui social network ci si sbizzarrisce. Così: «Ora chiama Berlusconi e dice che le coppie gay le adotta tutte lui». Oppure, firmato Nomfup: «Dopo, avrò bisogno di John Cage, molto John Cage». Cioè il musicista del silenzio come condizione del suono. Vendola insiste sui gay e su Twitter si scatenano: «Chiedere a Nichi se è a favore del matrimonio gay è come chiedere a Santanchè se è contraria alle moschee».
Sul finale, Bersani dà una zampata. Cita Papa Giovanni come suo riferimento ideale e implicitamente ci si paragona: «Riusciva a cambiare le cose rassicurando». Bersani fa il Papa, Vendola il cardinale e arcivescovo («Nel mio pantheon, Carlo Maria Martini»), Tabacci cita De Gasperi e Marcora, Puppato la Jotti. Renzi, oltre a Mandela, una blogger tunisina: Lina, 29 anni, candidata al Nobel per la pace. Poi arriva in scena Pisapia, sindaco di Milano, città che ospita lo show, e dice che sono stati bravi tutti.
Al contrario che in X Factor, qui non c’è Morgan a fare il giudice in studio. Lui avrebbe stroncato tutti i concorrenti, ma sbagliando: ieri c’è stato un assaggio di politica anti-talk show e chissà che non diventi una moda.

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