PESCARA Pubblico impiego, sanità, industria: l'Abruzzo si ferma domani per lo sciopero generale di 8 ore indetto dalla Confederazione europea dei sindacati a cui ha aderito anche la Cgil. Funzioneranno soltanto il comparto dei trasporti e delle poste, che avevano già fissato altre date per le loro manifestazioni o sono alle prese con le elezioni delle rappresentanze sindacali. Ma la vertenza di domani è definita storica dalla Cgil, perché riassume in un'unica giornata di lotta la voce di venti nazioni europee contro la politica di austerità messa in atto dai rispettivi governi.
IL RADDOPPIO DELL’ABRUZZO
L'Abruzzo è andato addirittura oltre, perché le ore di sciopero sono passate da 4 - come stabilito dalla Confederazione europea dei sindacati - a 8, anche se nelle piazze si vedranno solo le bandiere della Cgil. Le altre sigle sindacali, a partire da Cisl e Uil, non hanno aderito alla giornata di lotta. Il clou della manifestazione regionale sarà a Pescara, con il concentramento alle 9,30 sul lungomare Matteotti, tra il Ponte del mare e il mercato ittico: la crisi economica e la beffa di un porto chiuso nei suoi misteri. Si chiuderà piazza Sacro cuore, dove a concludere gli interventi ci sarà la segretaria nazionale dello Spi Cgil, Carla Catone. Prevista la presenza di almeno 4000 partecipanti provenienti da tutto l'Abruzzo: 45 i pullman già prenotati dalle quattro province.
GIOVANI SENZA LAVORO AL 35%
Ieri il segretario generale della Cgil Abruzzo, Gianni Di Cesare ha messo in fila dati piuttosto preoccupanti sulla situazione regionale: disoccupazione oltre la soglia del 10% (quella giovanile è addirittura schizzata al 35%); cassa integrazione in costante aumento e 426 vertenze aziendali in atto. Un quadro di incertezza e di precarietà dove il sisma dell'Aquila si inserisce come una trave in una congiuntura difficile, già dominata dalla paura.
Di Cesare attacca la politica del Governo Monti e non lesina critiche anche all'operato della Regione: «La verità è che in Abruzzo sono fortemente diminuiti i consumi interni, è cresciuta la disoccupazione, sono aumentate le sacche di disuguaglianza». Il segretario generale della Cgil ricorda le quattro parole d'ordine che avrebbero dovuto segnare il Patto per lo sviluppo: ricostruire, risanare, sviluppare, riformare. «L'Abruzzo - aggiunge Di Cesare - si misura su questo, ma servono ulteriori risorse. C'è bisogno di sbloccare la legge 40 e il Fas. L'occupazione si crea investendo nella ricerca, sulla cultura, l'energia rinnovabile».