ROMA Un taglio da quattromila unità, tanto per cominciare. «Attenzione, non sono esuberi, ma eccedenze», si affretta a precisare Filippo Patroni Griffi un momento dopo aver ufficializzato (anche via twitter) la prima sforbiciata all’organico della pubblica amministrazione. Un esercito di oltre tre milioni e duecentomila dipendenti. In totale, 4.028 esuberi - pardon eccedenze - tra il personale di ufficio e 487 dirigenti su una platea di circa 100.000 persone. La scure colpirà in particolare l’organico non dirigenziale della Difesa (1.562), dei Beni Culturali (664), dell’Inail (648), dei Trasporti (598). Tra i dirigenti, quelli che lavorano negli atenei (66) e allo Sviluppo economico (23). Obiettivo, far risparmiare alla casse statali 392 milioni: 342 tra gli impiegati e 50 tra i capi a vario titolo.
Una cifra destinata a crescere perché a questo primo intervento, concentrato su 50 aziende, ne seguiranno altri due: il secondo a dicembre con la definizione delle piante organiche degli enti locali; il terzo, probabilmente intorno a gennaio, allorché verranno completati i conteggi che riguardano amministrazioni importanti come Esteri, Giustizia, Interno, Inps e Scuola. In mancanza di numeri attendibili, si può soltanto immaginare uno scenario che prefigurerebbe esuberi complessivi di circa 25.000 dipendenti: 11.000 in forza all’amministrazione centrale e altri 14.000 attualmente operativi negli enti decentrati. Questo, almeno, il censimento induttivo elaborato sulla base della spending review.
I SINDACATI
Il confronto con le organizzazioni sindacali è iniziato ieri e proseguirà con l’apertura di diversi tavoli tecnici, il principale dei quali dedicato agli strumenti per far fronte agli esuberi. «Il ministero - parole di Patroni Griffi - metterà in campo innanzi tutti i prepensionamenti, poi la mobilità volontaria, i contratti di solidarietà in forma di part time e infine gli esuberi in senso tecnico con due anni di retribuzione ridotta».
La mobilità volontaria è il binario sul quale punta di più il governo che potrebbe far scattare, in ultima istanza, anche i trasferimenti obbligatori come del resto previsto dalla normativa vigente, peraltro quasi mai applicata. La cura dimagrante si dovrebbe concludere entro la fine del 2015. «E sarà portata a termine», garantisce il responsabile della Funzione Pubblica. Che puntualizza: «Abbiamo evitato impatti traumatici sul personale. Il nostro obiettivo non era rincorrere coloro che si auguravano licenziamenti di massa nel pubblico impiego e non abbiamo inseguito coloro che non avrebbero voluto fare nulla». La partita è appena avviata. Delicata, per certi aspetti inquietante, perché apre una falla in un fortilizio, quello del pubblico impiego, che da sempre è ritenuto impenetrabile sotto il profilo occupazionale. Assai meno per quello retributivo. Insomma, lo statale comincia a realizzare che anche il posto nell’industria pubblica non è più a vita. A dicembre scadranno i contratti a tempo determinato per 200.000 precari per i quali è stato chiesto un tavolo parallelo di discussione. I sindacati aspettano che il censimento e il quadro degli interventi venga completato. «Soluzione irricevibile», avverte però la Uil. «Finché c’è un tavolo di trattativa - dice Gianni Baratta, responsabile Cisl per il Pubblico impiego - noi restiamo lì, non scendiamo in piazza per far spendere i soldi alla gente. Troppo presto per fare allarmismo, penso che, alla fine, esuberi non ci saranno».