Continuano a essere a bagnomaria i ragazzi del concorsone. Il Tar Lazio ha deciso di non decidere prima delle preselezioni per l’assenza di periculum, il danno grave e irreparabile, che avrebbe imposto la sospensiva. I sei ricorsi presentati e riunificati in un’unica discussione saranno discussi nel merito dopo la tre giorni di prove al via lunedì prossimo. Ora le preselezioni non sono più in pericolo, ma il concorsone sì. Gli avvocati affilano le armi in attesa che si concludano le fasi propedeutiche.
LA DIFESA
La difesa di Formez e l’Avvocatura dello Stato hanno evidenziato la carenza di interesse all’impugnazione del bando, in assenza di clausole impeditive della partecipazione e, nel merito, la determinazione per legge della previsione e delle modalità del concorso: «Formez ritiene che tale esito sia ulteriore conferma, caso mai ve ne fosse stato bisogno, della assoluta mancanza di ragioni ostative al sereno svolgimento del concorso».
I PRECARI
«Esclusioni alla mano - spiega l’avvocato Roberto Colagrande, legale dei precari con Fausto Corti che ha patrocinato 4 procedimenti - presenteremo un atto di motivi aggiuntivo che al bisogno potrebbe diventare un ricorso autonomo per impugnare l’esito delle preselezioni in sede cautelare». Ovviamente se ora i ricorsi sono soltanto sei, all’esito delle preselezioni avranno un buon motivo per ricorrere soprattutto gli esclusi. Non resteranno a guardare neanche gli assistiti dell’avvocato Isabella Di Benedetto, ossia i lavoratori in ruolo al Comune dell’Aquila che temono di vedere annullati i loro scatti di carriera dai precari che verrebbero a occupare tutti i posti disponibili. «Nei prossimi giorni - spiega Isabella di Benedetto - presenteremo un ricorso ordinario al giudice del Lavoro, chiedendo lo scatto di carriera per i nostri assistiti». Nei ricorsi dei lavoratori a tempo indeterminato sono intervenuti anche gli studi legali di Roma Sanino e Coccoli.
L’INTERROGATORIO
«È andata bene perché è stato un incontro interlocutorio. La notifica che mi vede indagato per rivelazione di segreto d’ufficio, mi è arrivata celermente e per questo mi sono avvalso della facoltà di non rispondere, vedremo come il procedimento evolverà» dice Roberto Petullà, dirigente della Protezione civile, uscendo dalla Procura, assistito da Massimo Manieri, dopo aver incontrato il pm Simonetta Ciccarelli, che lo ha indagato per rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito del concorsone. «Quello che posso dire - aggiunge - è che la situazione vada ridimensionata rispetto a quanto è stato detto fino a oggi. Massimo Cialente parla di complotto? Lo conosco dal 2009, lo ritengo un amico. Sinceramente non capisco perché parli di complotto, posso dire che il sindaco, su questo aspetto, me lo permetterà, ha una visione fantasiosa. Penso che il concorso abbia una procedura assolutamente regolare e mi auguro nell’interesse di tutti che venga espletato quanto prima possibile». Sull’invio della e-mail a una giornalista, Petullà replica: «C’era assolutamente buona fede. Chi mi ha conosciuto sa benissimo che se avessi voluto fare qualcosa in mala fede avrei scelto strade e modalità diverse. Il quesito è palesemente sbagliato. Si trattava di una bozza di lavoro che faceva riferimento a un quesito del tutto errato che non doveva essere sottoposto ai candidati in quanto errato».