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Data: 14/11/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Chieti si sveglia: pronti alle barricate. Oltre 700 persone all’assemblea pubblica organizzata dal comitato cittadino. Entusiasmo alle stelle e voglia di rivolta

CHIETI «Chieti Provincia, per chi non ha memoria, lo dice la legge, lo dice la storia». È il cuore vivo di una città che pulsa e si ribella. Il cuore di una Teate che ha deciso di alzare la testa e di difendere a tutti costi «una storia gloriosa che non può essere cancellata da un decreto illegittimo». Sala del Supercinema gremita. Settecento persone, molte restano in piedi per oltre tre ore. Tutte con lo stesso obiettivo: unirsi alla battaglia per difendere Chieti capoluogo. «Una missione che non è impossibile», sottolineano i componenti del comitato cittadino , organizzatore della manifestazione. In sala semplici cittadini, di tutte le età. Il pensionato seduto accanto alla casalinga che a sua volta chiacchera con la studentessa universitaria prima dell’inizio dei lavori. I politici in prima fila si contano sulle punte di una mano. Sono agguerriti e a stento riescono a mantenere il controllo che il ruolo istituzionale impone. Ma non sono loro i protagonisti. Il vero protagonista dell’evento che ha trascinato fuori di casa oltre 700 persone è l’orgoglio ferito di una città «che ha dignità da vendere, ma che purtroppo è stata venduta da una politica corrotta e affarista» urla dal fondo della sala un ragazzo mentre altri lanciano colorite invettive contro gli amministratori regionali. Ne hanno per tutti, contro «l’immobilismo» del presidente Gianni Chiodi, contro «la miopia indotta» dei componenti del Cal che avrebbero mal interpretato il famigerato comma 4, «postilla che non avrebbe nemmeno dovuto sfiorare la provincia teatina la quale ha tutti i requisiti di legge per rimanere tale». Mano a mano che il microfono passa tra il pubblico il clima si fa più incandescente. I giovani si infervorano come pure gli anziani. La protesta, iniziata in sordina, ora è un fiume in piena che si chiama ribellione. Van no bene i ricorsi annunciati dal l’avvocato Paolo Ciammaichella promotore del comitato cittadino, le rassicurazioni del presidente della Camera di commercio Silvio Di Lorenzo, ma la platea si infiamma quando parla l’ingegnere Giustino Angeloni che spara a zero contro il governo Monti, un esecutivo che «mortifica l’ottimismo di una città che può rialzare la testa» e che invita i parlamentari abruzzesi alla «disobbedienza». Si scatenano anche quando sale sul palco il giovane assistente universitario Cristiano Vignali che come il noto commerciante Antonio Cieri incitano la città ad andare oltre. Fino alle barricate e ai blocchi stradali. Con l’intervento del presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio torna un po’ di calma. Ma dura poco. I biglietti letti dal conduttore della serata Stanislao Liberatore che arrivano a frotte dal pubblico hanno tutte il sapore della «rivolta popolare». Marcello Michetti , presidente del consiglio comunale fa esplodere sul palco una teatinità incontenibile: non c’è nulla di male nel difendere i propri diritti. L’onore della propria città. Ancora applausi. E ancora tanti biglietti sui quali si ipotizzano presidi a oltranza anche della Regione. L’entusiamo resta alto anche quando prende la parola il sindaco Umberto Di Primio: ora la battaglia si sposta a Roma, cancellare il diritto di restare una provincia è un pericolo per Chieti e per tutta l’Italia.

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