Il primo risultato: il commissario Olli Rehn annuncia
che non saranno chieste misure aggiuntive alla Spagna
LA MOBILITAZIONE
BRUXELLES. Uno sciopero generale in quattro Paesi, mobilitazioni in decine di capitali, manifestazioni in centinaia di città, e uova contro l'ambasciata della Germania a Bruxelles. Tra cortei pacifici e scontri violenti, dal Portogallo alla Grecia, dall'Italia alla Polonia, l'Unione europea ieri ha vissuto la sua prima giornata di azione sindacale su scala continentale. «Seminando austerità, si raccolgono recessione, aumento della povertà e angoscia sociale», ha dichiarato Bernadette Ségol, la segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati, all'origine della «Giornata europea» a cui hanno aderito una quarantina di organizzazioni di lavoratori. Davanti alla sede della Commissione, Ségol ha voluto simbolicamente consegnare alle istituzioni europee il «Premio Nobel per l'austerity» e un boomerang con la scritta «L’austerità vi ritornerà in faccia!».
In realtà una piccola svolta c'è stata. Il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha annunciato che non chiederà misure aggiuntive alla Spagna, nonostante Madrid non raggiungerà gli obiettivi di deficit nominale nel 2012 e 2013. Se vorrà chiedere al Fondo salva-Stati e alla Banca centrale europea l'attivazione dello scudo anti-spread, il governo di Mariano Rajoy non dovrà approvare nuovi tagli al bilancio. Secondo Rehn, prendere in conto il deficit strutturale – cioè al netto del ciclo economico – è più «corretto» sia «da un punto di vista economico», sia «per applicare» le regole del Patto di stabilità. La Commissione applica già questo principio all'Italia. Secondo fonti dell'Eurogruppo, anche per Portogallo e Irlanda si terrà conto del deficit strutturale.
LA CANCELLIERA
Dalla Germania, invece, non è arrivato alcun segnale di apertura ai milioni di lavoratori e studenti che sono scesi nelle strade. «La politica europea è sempre più una politica interna e ciò si riflette negli scioperi coordinati», ha detto Angela Merkel, promettendo di dialogare con i sindacati. Ma la cancelliera tedesca non intende cambiare posizione sulle riforme di cui la zona euro ha bisogno per uscire dalla crisi: «Dobbiamo fare ciò che è necessario, liberalizzare il mercato del lavoro, dare maggiori opportunità di impiego alle persone, creare più flessibilità in alcuni settori e soprattutto offrire di più ai giovani», ha spiegato Merkel. Secondo Ségol, «i leader europei si sbagliano a non ascoltare la rabbia della gente che scende in strada».