PESCARA La coda del corteo è gonfiata sempre più dagli studenti, e alla fine l'onda dei manifestanti che attraversa le vie del centro di Pescara tocca grandi numeri: più di diecimila persone secondo gli organizzatori, almeno ottomila secondo la stima della questura. La Cgil ha buoni motivi per sorridere e il segretario nazionale dello Spi, Carla Cantone, spedisce un telegramma simbolico dall'Abruzzo a Cisl e Uil che hanno rinunciato ad unirsi alla giornata di mobilitazione indetta dal Ces, la Confederazione europea dei sindacati: «Vorrei dedicare la piazza di Pescara a chi pensava che questa manifestazione sarebbe stata un fallimento. Io continuo ad essere per l'unità sindacale, ma oggi voglio dirlo: quelli che oggi scioperano con noi sono i veri eroi del lavoro».
Si protesta in venti Paesi europei e in tutte le regioni italiane contro la politica di austerità dei governi. Una mobilitazione che in Abruzzo è stata accompagnata anche da uno sciopero generale di otto ore che ha interessato scuole, pubblica amministrazione, industria.
Di buon’ora, a Pescara, cominciano ad arrivare pullman da tutta la regione per il concentramento all'inizio del lungomare nord. Ci sono lavoratori, studenti, pensionati, disabili. Ci sono i rappresentanti della marineria, prigionieri di un porto impigliato nei bassi fondali. Ci sono i gonfaloni dei Comuni, con in testa quello dell'Aquila. Ci sono le parole di denuncia che arrivano dai lavoratori della Val Vibrata, delle Sixty, del polo farmaceutico aquilano, di chi vive la sua disabilità con dignità ma vede comprimere ogni giorno di più le risorse per il sociale. Ci sono gli striscioni in testa al corteo, che affidano i loro messaggi all'ironia: «Inventata la bibita di Stato. Si chiama: dalla da bere a tutti». Sul palco di piazza Sant'Andrea il segretario della Camera del lavoro di Pescara, Paolo Castellucci, lancia il messaggio che riassume il senso della protesta: «Basta con il rigore a senso unico e i dettami delle banche». Gli fa eco un portavoce dei lavoratori della Sixty: «Qualcuno sta deliberatamente cancellando il nostro futuro». Mimmo Grosso, in rappresentanza dei pescatori, sottolinea il dramma della sua città: «Duecento famiglie sul lastrico, prigioniere nel porto. Stanno distruggendo la nostra dignità, il sacrificio di generazioni». Sul palco anche due ragazzi: «Lottiamo insieme, studenti e lavoratori, i tagli alla spesa pubblica non possiamo pagarli noi».
Ma è il segretario generale della Cgil Abruzzo, Gianni Di Cesare, ad affondare la spada: «Non è vero che la diseguaglianza crea sviluppo. Il nostro è un paese ripiegato prima sul populismo di Berlusconi e oggi sull'assenza del Governo Monti». Come sta l'Abruzzo? Di Cesare alza il dito contro le politiche della Regione: «Chiodi continua ad usare la retorica del risanamento dei conti ma l'Abruzzo non è stato affatto risanato. La disoccupazione è cresciuta di cinque punti in un solo anno, dall'8 al 13%, con un picco del 35% per quella giovanile. Ci sono 35mila persone coinvolte nella cassa integrazione e 427 vertenze aperte». A Chiodi e alla sua Giunta la Cgil sollecita un passo più deciso per affrontare con il Governo le vertenze aperte nelle aree di crisi, come quella della Val Vibrata. Chiede uno scatto sul cammino delle riforme, ad iniziare dai trasporti, una sanità più giusta ed efficace nella erogazione dei servizi. Una politica fiscale che guardi ai più deboli.