È la condanna proposta da Varone nei confronti dell’ex sindaco accusato di corruzione e abuso
Sei anni di reclusione. Tanto ha chiesto il pm Gennaro Varone per l'ex sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo chiamato a rispondere, nell'ambito dell'inchiesta Ciclone, di associazione a delinquere, corruzione, abuso d'ufficio, falso in atti pubblici, truffa e calunnia. Per lui, il pm ha chiesto anche il sequestro del famoso pianoforte Steinway, al centro di uno dei tanti capi d'imputazione del procedimento e quello dei suoi orologi. Una requisitoria iniziata il 9 novembre e conclusasi ieri con la richiesta di condanna per quasi tutti gli imputati eccetto che per Maria Chiola, madre di Cantagallo, accusata inizialmente di ricettazione, e Simonetta Giansante, cui si contestava il falso in atti d'ufficio. Chiesta l’assoluzione dall'associazione a delinquere e prescrizione di tutti gli altri reati invece per Renzo Gallerati, sindaco della giunta comunale precedente. Secondo la procura Cantagallo costituì l'associazione a delinquere insieme agli ex assessori Attilio Vallescura, accusato anche di corruzione e falso, Guglielmo Di Febo, che deve rispondere anche di concussione e calunnia e Vladimiro Lotorio, sui cui pende anche l'accusa di corruzione. Per tutti e tre il pm ha chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi così come per l'ex dirigente dell'ufficio urbanistica Ronaldo Canale, accusato anche di calunnia e corruzione. Avrebbero invece soltanto partecipato all'associazione l'ex vicesindaco Marco Savini, che rischia un anno e otto mesi di reclusione anche per falso in atti d'ufficio e Cristiano Tomei, assessore sotto la giunta Cantagallo accusato anche di calunnia per cui il pm ha chiesto una condanna a un anno e sei mesi. Non facevano invece parte dell'associazione, oltre a Gallerati, l'ex assessore Paolo Di Blasio, gli imprenditori Giuseppe Di Pietro, Enio Chiavaroli, Giovanni Paglione e Luca Bitondo, e l'ex dirigente ai lavori pubblici Vincenzo Cirone. Nei loro confronti restano però altri reati contestati. Per Di Blasio e Cirone sono stati chiesti 3 anni (concussione e corruzione). Per l'ex capo di gabinetto Lamberto Di Pentima Varone ha chiesto 2 anni e 8 mesi di reclusione per favoreggiamento e calunnia. Sarebbe lui il principale responsabile del tentativo di screditamento, secondo la procura, degli investigatori. Mario e Davide Loco insieme a Ciro Di Santo rischiano un anno e 6 mesi per corruzione. Stessa accusa per Alfonso Di Cola e Michele Blasiotti nei confronti dei quali sono stati chiesti rispettivamente un anno e 4 mesi e un anno e 5 mesi di carcere. Sempre di corruzione devono rispondere gli imprenditori Duilio e Gianni Ferretti, ma se per il secondo la pena chiesta è uguale a quella di Di Cola, per Duilio la procura ha chiesto una pena ben più alta: 2 anni e 6 mesi. Due anni e otto mesi sono stati chiesti anche per Angiolo Barneschi, mentre per Enzo Perilli, accusato di truffa, il pm ha chiesto una pena di 8 mesi. Due mesi, infine, è quanto ha chiesto il pm per l'ex componente della Mobile Salvatore Colangelo, accusato di omessa denuncia. Un anno è stato chiesto per Fabrizio D'Addazio e Andrea Diodoro per falso in atti pubblici. Sette le società finite sotto inchiesta e soltanto per una, la Parco Alto, è stata chiesta l'assoluzione. Ultime udienze riservate alle difese e il 18 dicembre si tornerà in aula per la sentenza.