L'ex premier: "È come me nel '94". Nel partito crescono le fughe. Alfano in difficoltà. I dissidenti: "Puntiamo al gruppo autonomo alla Camera"
ROMA - Rullano i tamburi elettorali e il Pdl precipita nel caos. Primarie impallinate dallo spettro della crisi politica, una decina di deputati in fuga verso il centro, Berlusconi che scalda i motori e nuovi "barbari" alla Samorì intenti a scalare il partito.
Con il Cavaliere pronto a staccare la spina al governo e a innescare il voto anticipato, le consultazioni interne sognate da Angelino Alfano rischiano di naufragare prima di salpare. L'ex premier è apparso "motivatissimo" sulle ragioni di un'eventuale crisi e pronto a giocare la partita comunque in prima persona, durante il "gabinetto di guerra" a Palazzo Grazioli con Verdini, Letta e lo stesso Alfano. Tutto è in bilico, al punto da aver indotto Berlusconi a rinunciare all'invito di Vespa per domani sera. E in queste stesse ore, sui capannelli pidiellini in Transatlantico è tornato ad aleggiare con insistenza il fattore "M", destinato a destabilizzare ancor più il quartier generale di via dell'Umiltà. Il tam-tam rimbalza da giorni, non a caso dopo l'ultimo fine settimana.
"Ci vorrebbe un Berlusconi del '94", ha spiazzato tutti il capo durante l'ultimo Ufficio di presidenza 1. A tutti è stato chiaro come il leader pensi a se stesso, in prima battuta, per un ritorno in grande stile. Soprattutto se il 25 novembre a vincere le primarie del Pd dovesse essere Bersani e non Renzi. Ma nel chiuso di Arcore - e lo scorso week end nella stretta cerchia volata in Kenya - è un'altra la pista presa in seria considerazione. E porterebbe appunto alla casella "M", come la figlia Marina. Se il "titolare" rinunciasse, sarebbe lei il "dinosauro" promesso qualche giorno fa come arma finale.