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Data: 15/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi deciso a dare la spallata. Monti sente il Quirinale. Il Pdl non vuole forzare sulla legge di stabilità ma prepara lo strappo. Il nodo del Porcellum: al Pd conviene che non cambi

Va giù duro il Cavaliere nel messaggio che, tramite Gianni Letta, indirizza al Quirinale. Un affondo che è un po’ la sintesi del pranzo di ieri a palazzo Grazioli con Angelino Alfano e Denis Verdini. Berlusconi considera «un affronto aver fissato la data delle elezioni regionali senza consultarci» e minaccia di levare la fiducia al governo Monti sin dalla prossima settimana.
Lo spacchettamento del voto regionale da quello politico viene visto dall’ex presidente del Consiglio come il fumo negli occhi: «Se votiamo prima in Lombardia e nel Lazio non solo rischiamo di perdere, ma alle politiche raccoglieremo la metà dei voti perché i nostri non andranno alle urne». Il tentativo di mediazione di Letta si è finora infranto sull’impossibilità di spostare oltre le elezioni nel Lazio, regione dotata di una legge elettorale che non ammette deroghe o invasioni del legislatore nazionale. Il ministro Cancellieri, codice e leggi alla mano e forte anche della sentenza del Tar, si è limitata a calcoli da calendario che però il Pdl rifiuta di netto ipotizzando ogni sorta di complotto nel quale il Quirinale avrebbe un ruolo tutt’altro che marginale.
«Se così stanno le cose, allora anticipiamo le politiche», si ragionava ieri a palazzo Grazioli ipotizzando anche date oscillanti tra la fine di febbraio e i primi di marzo. L’eventualità dell’anticipazione non preoccupa il Cavaliere anche perché, come ha sostenuto anche ieri, «in questo modo ci togliamo di mezzo anche questa rogna delle primarie che non servono a nulla». Resta però il problema della legge elettorale che rischia di non subire modifiche.
Primarie a parte, il timore che l’uno-due elettorale metta definitivamente ko il partito, ha ricompattato tutto il Pdl che si prepara alla battaglia in aula. Difficilmente il segnale della scelta del partito di prendere le distanze dal governo verrà sulla legge di stabilità. «Noi non siamo degli irresponsabili» sottolinea il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. I segnali del fortissimo nervosismo del Pdl sono però già evidenti. Non serviva, forse, la riunione di Alfano con i presidenti di Provincia del Pdl per far dire al ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi che il governo non si nasconde «le difficoltà forti in Parlamento» che ci saranno già dalla prossima settimana sul pacchetto di tagli alle Province.
L’inizio di una sorta di sfilacciamento della maggioranza è evidente a tal punto che ieri sera Mario Monti, rientrato dalla visita in Algeria con il ministro Cancellieri, si è a lungo consultato via telefono con il capo dello Stato. La contrarietà del blocco centrista di Casini e Fini - da sempre schierati in difesa del governo - al voto disgiunto crea un ulteriore problema per il premier che ha il non facile compito di conciliare i calcoli del Viminale con la competenza esclusiva del capo dello Stato in materia di scioglimento delle Camere. Eppure, malgrado i distinguo e i toni, il tema di un anticipo della fine della legislatura è ormai entrato nell’agenda dei partiti. Anche a costo di lasciare invariata la legge elettorale. Al punto che nel Pdl c’è chi ipotizza una trappola «a nostro danno per lasciare il Porcellum che piace tanto al Pd di Bersani».
«Stavolta facciamo sul serio», conferma l’ex ministro La Russa che da settimane prepara la mega-convention di Milano di fine settimana nella quale la destra potrebbe annunciare la nascita di una propria componente, ma non ancora lo strappo dal Pdl. La tensione nel Pdl è alle stelle anche per le incertezze del suo leader che, oltre a non gradire le primarie, attende con impazienza quelle del Pd nella speranza che una vittoria dell’ex pci Bersani gli consegni, sondaggi alla mano, la possibilità di candidarsi ancora per la premiership qualora non si riesca a cambiare la legge elettorale. Con il Porcellum ancora in vigore, il Cavaliere pensa di concentrare le sue energie nella battaglia per il Senato. Obiettivo: un pareggio in stile 2006.

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