Menna(Udc): in Regione alleati con Pd senza Sel
Il consigliere Udc Antonio Menna apre a un’alleanza con il Pd per la Regione, e dice «no a una riedizione della vecchia Unione» (la coalizione di centrosinistra che nel 2005 portò alla vittoria di Ottaviano del Turco), «semplicemente allargata all’Udc». Il Capogruppo dell’Udc lo ha detot nel corso di un’intervista rilasciata alla web tv del Consiglio regionale, nell’ambito del dibattito sui futuri scenari politici in cui hanno già preso posizione Camillo D’Alessandro (Pd) e Carlo Costantini (IdV). Menna apre dunque a un’alleanza con i democrati «a patto» precisa «che dalla coalizione restino fuori Sel e IdV». Non mancano neppure riferimenti alla corsa per la Presidenza della Regione: «D’Alfonso e Legnini? E perchè non un candidato del nostro partito?», rilancia il Capogruppo.
L’AQUILA Il taglio delle Province e il riordino dei Comuni potrebbe portare in Abruzzo a un risparmio di circa 123 milioni di euro l’anno. Lo sostiene in uno studio molto documentato il Cresa, il centro studi delle Camere di commercio abruzzesi. «La spesa corrente complessiva delle amministrazioni provinciali abruzzesi», scrive il Cresa, «ammonta, nella media del 2009, a quasi 195 milioni di euro (la spesa dei comuni è pari a circa 6 volte quella delle province). Di questi, le spese di funzionamento dell’ente e quelle di remunerazione del personale politico pesano rispettivamente per il 27% e il 10% del totale delle spese correnti (in valore assoluto, rispettivamente, 52 e 19 milioni di euro). Se le province fossero state completamente abolite si sarebbe potuto stimare, con qualche approssimazione, un risparmio annuo di circa 71 milioni di euro e non 195, perché le funzioni svolte dal livello provinciale non vengono abolite ma trasferite ad altri enti». Ma quali risparmi comporterà il taglio della rappresentanza politica? Il Cresa calcola che «il numero di presidenti e assessori provinciali è oggi pari a 42 mentre i consiglieri sono 101. La spesa corrente impegnata per la remunerazione del personale politico ammonta, per le quattro province, a circa 13 milioni di euro (media degli anni 2009 e 2010, dati Ministero dell’Interno, vedi nota 4). La spesa media per amministratore sfiora i 91.000 euro ma appare piuttosto differenziata tra le varie province: si va dai circa 63.000 euro della provincia dell’Aquila ai 121.000 di quella di Pescara». Replicando gli stessi calcoli per le province nella versione “riformata” si ottiene una riduzione del numero di presidenti e assessori dagli attuali 42 a 2 e del numero di consiglieri da 101 a 20. «Applicando la spesa media attuale per amministratore al numero così ottenuto, senza dunque tener conto di probabili economie di scala», scrive il Cresa, « si otterrebbe un complessivo risparmio di spesa di circa 11 milioni di euro solo relativamente alla parte di rappresentanza politica. È ragionevole attendersi che l’aumento di scala degli enti, esito degli accorpamenti, vada ad incidere positivamente anche sulle spese generali di funzionamento degli stessi; seppur in maniera un po’ semplicistica, confrontando l’attuale spesa pro capite sostenuta dalle province abruzzesi per tale funzione con quella di altre province italiane comprese tra 600.000 e 700.000 abitanti si potrebbe stimare un risparmio del 30-40% sugli oneri di funzionamento degli enti». Diverso è il discorso per i comuni abruzzesi. Per essi la spending rewiew prevede «una significativa riduzione del numero di amministratori locali che passerebbero dagli attuali 5.136 a 3.196. In particolare, il numero degli assessori si ridurrebbe di circa la metà passando da 1.171 a 582 mentre quello dei consiglieri si ridurrebbe di oltre un terzo passando dagli attuali 3.660 ai 2.309. In termini di spesa i bilanci comunali realizzerebbero un risparmio di quasi 8 milioni di euro mentre la spesa media per abitante scenderebbe dagli attuali 26 euro a 20 euro pro capite». Ma se i comuni venissero sostituiti dai Sistemi locali di lavoro (ambiti molto più omogenei di quelli atutali), sottolinea il Cresa, questi si ridurrebbero da 305 a 19 e i risparmi sarebbero di quasi 57 milioni.