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Pescara, 24/03/2026
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Data: 16/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sanitopoli, fatture sospette per Aracu e foto a luci rosse per Conga

PESCARA Un’udienza ad alta tensione, con un finale quasi «a luci rosse», quella di ieri del processo sullo scandalo della sanità che conta 27 imputati fra cui l'ex governatore Ottaviano Del Turco e l'imprenditore Vincenzo Angelini, udienza dedicata interamente all'audizione di un solo teste dell'accusa.
Il luogotenente della Guardia di Finanza Giampaolo Ioannone, oltre agli accertamenti patrimoniali fatti nei confronti dell’ex segretario della presidenza della Giunta regionale Lamberto Quarta e all’ex manager dell’Asl di Chieti Luigi Conga, ha riferito anche di quelli a carico del parlamentare Pdl Sabatino Aracu, uno dei principali imputati del processo. Dopo aver ripercorso le vicende relative all'acquisto di varie case e ai costosi regali (gioielli e orologi) acquistati non a spese sue, ma della Federazione pattinaggio, come sostiene l'accusa, dei quali parlò in Procura l’ex moglie Maria Maurizio, il teste ha iniziato a parlare delle società di Aracu e in particolare della 3G, il call center.
Ed è qui che, in riferimento all'acquisto di una partita di computer per la sede di Chieti scalo della società, l'ufficiale della Finanza introduce due nomi noti: quelli dell'ex direttore dell'Avanti, Valter Lavitola, e del senatore Sergio De Gregorio, eletto con l’Idv e poi uscito da quel partito. Lo fa in relazione ad un appunto trovato in un'agenda di Aracu dove erano riportati degli incontri tra i tre e tra Aracu e Santo Antonio Bifano, ragioniere della società Ssp-Servizi e soluzioni Professionali, dove lavorava la sorella di Lavitola. Stando agli accertamenti della Procura, la 3G acquistò una partita di computer dalla Ssp per un costo di un milione e 200mila euro mentre il valore della merce si sarebbe aggirato solo sui 100mila euro. Un giro di fatture sospette, secondo gli investigatori, anche perché la Ssp finì per trasferirsi in Zambia proprio quando ricevette quel sospetto pagamento di computer. Anche Bifano, per le Fiamme Gialle, era un personaggio noto in quanto, nel maggio 2001, finì in manette insieme all'attuale parlamentare Giampiero Catone per un'altra vicenda giudiziaria. L'annotazione che insospettì gli investigatori è questa: «Sabatino da Ciampino, Tonino Bifano, Valter Lavitola, pranzo La Capricciosa ufficio Avanti». Da qui l'interrogativo su quali relazioni potessero esserci tra questi personaggi. A distanza di pochi giorni da quegli incontri arriva la prima fornitura di computer alla 3G da parte della Ssp per 480mila euro. In una perquisizione negli uffici romani della 3G viene poi fuori un pagamento di 150mila euro fatto nel 2006 dalla 3G all’International Press Piccola soc. coop di cui Lavitola era legale rappresentante. E sempre dalla società di Lavitola emergono finanziamenti a Italiani nel mondo di De Gregorio. Un intreccio di acquisti, fatture, finanziamenti che il teste ha citato nella lunga deposizione.
IL FILE PICCANTE
Il momento a luci rosse arriva invece durante il controesame della difesa di Conga (quello della difesa di Aracu è rinviato all’udienza del 21 novembre) quando il legale dell'ex manager, nel tentativo di dimostrare che la relazione tra Conga e Serena Palmanella (chiamata a testimoniare, si avvalse della facoltà di non rispondere perché coinvolta in un procedimento corollario) era successiva ai fatti del processo, e dunque per smontare la tesi che Conga spendesse soldi per la sua compagna, costringe il teste a precisare un passaggio della sua testimonianza: «La relazione -dice il finanziere- risale almeno al luglio del 2007 perché nel computer di Conga abbiamo trovato un file con delle foto a casa di Palmanella: una cena a due con impepata di cozze». Insorgono l'avvocato e poi Conga, che sostiene di non aver mai avuto un computer. Il presidente invita il teste a dire tutto e l'ufficiale lo fa: «Ci sono foto nude della donna, di Conga che fotografa riflesso da uno specchio e di sesso tra i due». Il collegio invita il teste a tornare la prossima volta per precisare di chi sia il computer, ma potrebbe trattarsi di un supporto informatico tipo pendrive o scheda fotografica. Conga chiede la parola: «E' tutto falso. Non ho mai avuto un computer e chiedo che questa parte della testimonianza venga cancellata dal processo». Poi si allontana con la Palmanella che segue tutte le udienze.

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