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Pescara, 24/03/2026
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Data: 16/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Election day: ipotesi per marzo. Monti media e vede Napolitano

Tensione nella maggioranza. Casini: riforma del Porcellum
poi si vota. Alfano e Bersani: no a un bis del capo del governo

ROMA Al termine di una giornata che ha visto confermarsi le distanze e le tensioni all’interno della maggioranza sull’election day e le prospettive del dopo voto, Mario Monti è andato al Quirinale a riferire al capo dello Stato sui contatti avuti nelle ore precedenti con Alfano, Bersani e Casini. Al centro dei colloqui del premier la trattativa sull’accorpamento tra politiche e regionali che, secondo alcune anticipazioni, potrebbe cadere in una domenica di marzo. Data mediana tra la scadenza naturale di aprile delle politiche e il voto regionale già previsto per il 10 febbraio.
Compromesso non facile questo, anche alla luce della differenza di posizioni tra i tre leader della maggioranza emersa nel corso del confronto avuto sul palco della Cna. All’election day si oppone decisamente Bersani, almeno fino a quando non ci sarà una nuova legge elettorale. Apre, invece, all’ipotesi Casini: «Quattro o cinque mesi di campagna elettorale rischiano di paralizzare governo e Parlamento e di far crescere le tensioni sociali nel Paese. Molto meglio per tutti - dice il leader Udc - accorciare i tempi consentendo ai partiti di dar prova di maturità politica facendo una cosa non impossibile: una nuova legge elettorale per andare al più presto al voto». Non dissimile la posizione di Alfano, per il quale «sarebbe una follia consegnare il Paese a un estenuante campagna elettorale, spendendo inutilmente cento milioni di euro per duplicare l’appuntamento con le urne». Il segretario del Pdl dice di attendersi in proposito una decisione del governo che «stoppi l’ulteriore tassa che vuole mettere Bersani», senza però accennare, in caso contrario, ad un’eventuale crisi, ipotesi che invece sembra ancora tentare Silvio Berlusconi. Contrarissimo all’anticipo del voto delle politiche è Bersani, il quale sostiene che «lo spreco è invece quello di tenere a lungo in uno stato di paralisi regioni come il Lazio, che ha già perso 650 milioni di fondi Ue». Ribadite le prerogative di Napoletano sulla durata della legislatura, il leader pd sottolinea che «i partiti possono solo fare la riforma elettorale. Mentre non spetta a noi decidere la data delle elezioni che dovrebbero svolgersi ad aprile, salvo riflessioni del capo dello Stato e del premier che possono essere legate a un punto: avere o no la legge elettorale».
Altra questione che ha diviso i tre leader della maggioranza è quella del Monti bis. Mentre Alfano e Bersani hanno detto all’unisono che «non scommetterebbero un centesimo» su questa ipotesi, Casini si è trincerato dietro il classico «mai dire mai», aggiungendo di sapere bene che «non ci sarà un governo sostenuto assieme da Bersani e Berlusconi, ma per il resto sarà bene lasciare qualche margine alla provvidenza, che a volte opera».
Altro tema che ieri ha creato fibrillazioni, soprattutto nel Pdl, le voci su una presunta discesa in campo di Marina Berlusconi. Preceduta da una secca smentita di palazzo Grazioli, la congettura è stata liquidata dalla stessa figlia del Cavaliere: «E’ un’ipotesi che non c’è e non c’è mai stata. Mi pare fin troppo ovvio che la leadership in questo campo non si possa trasmettere per via ereditaria o per investitura dinastica».

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