PERUGIA - Avanti con il piano di risanamento della società, ma nel rispetto degli accordi già presi. E della tutela dei lavoratori. All'indomani dell'insediamento del nuovo cda di Umbria Mobilità, le associazioni sindacali esprimono soddisfazione per un cambio di governance «indispensabile» per risollevare le sorti dell'Azienda regionale del trasporto pubblico. Non mancano, ovviamente, le aspettative nei confonti del nuovo ad, Franco Viola (con lui, nel cda, il presidente Lucio Caporizzi, e i membri Dante De Paolis, Stefania Nichinonni e Francesco Longhi), forte di un risultato che lo ha visto risanare i bilanci della società partecipata Apam Esercizio Spa (società di trasporto pubblico di Mantova) dopo 6 anni di perdite. Subito un confronto con i nuovi vertici, dunque, ma per il sindacato non tutto è da buttare. Una delle principali questioni da rimettere sul tavolo è il rispetto dell'accordo di omogeneizzazione del personale delle varie aziende confluite nella società costituitasi 2 anni fa, accordo già raggiunto per i lavoratori del tpl su gomma che dovrebbe diventare operativo a partire dal 1 gennaio 2013. Ma si insiste anche per estendere lo stesso processo anche agli amministrativi, al personale ferroviario (ex Fcu) e delle officine: «L'impegno era di raggiungere un'intesa entro dicembre 2012, con l'obiettivo di partire tutti nella stessa data», afferma il segretario generale Uil trasporti dell'Umbria, Alessandro Emili. Sul fronte occupazionale, nella consapevolezza che la situazione «è complessa, e che il nuovo cda dovrà intervenire anche per mettere delle persone di fiducia su Roma che rispondano anche ai soci», chiede garanzie ai nuovi vertici anche Cristiano Tardioli, segretario generale della Filt- Cgil Umbria: «Una delle questioni da affrontare è se lasciare i servizi su Roma o meno. Ricordiamo che sul fronte laziale ci sono 200 dipendenti della società che effettuano direttamente i servizi, e che hanno pari dignità». Servizi per i quali «si spendono 900mila euro al mese e non se ne incassano 1,1 milioni», aggiunge Tardioli, ragion per cui si starebbe ragionando sull'ipotesi di sospenderli, così come di andare via da Roma Tpl, di cui Umbria Mobilità detiene il 33% delle quote. Ma la questione è complessa: sul fronte laziale da riscuotere ci sono ancora circa 50milioni di euro (dal Comune di Roma e dalla regione Lazio), a cui si aggiungono circa 100 milioni di euro di garanzie a vario titolo. Certo è che il fronte sindacale chiede un confronto «immediato» per capire «cosa succederà» con l'attuazione del piano di ristrutturazione dell'azienda. Emili e Tardioli, condividono l'ipotesi di tentare di mantenere i servizi su Roma perchè «lasciare non sarebbe risolutivo» afferma Tardioli, e perchè «sosteniamo il progetto di avere un’azienda competitiva che vada fuori dall'Umbria, anche perchè il piano iniziale si era rivelato vantaggioso ». C’è la consapevolezza che l’azienda non può lavorare con perdite sistematiche, per cui un aumento dei corrispettivi - ovvero quanto i Comuni pagano di costo chilometrico per il servizio fornito da UM - sarebbe opportuno «perchè siamo tra i più bassi in Italia», ma ciò significa che gli Enti, a parità di risorse, saranno costretti a tagliare. E che è necessario «fare un’ottimizzazione dei servizi soprattutto laddove le linee su gomma si “accavallano” con quelle ferroviarie». L’ipotesi nuovi soci? «Perchè no - è la posizione di Alessandro Emili - ma esclusivamente pubblici, Trenitalia in primis perchè potrebbe apportare un importante know how, sia in termini di competenze sia di personale, per quanto riguarda la gestione dei servizi ferroviari e sulla manutenzione delle linee, un aspetto da non sottovalutare visto che abbiamo una linea ex Fcu praticamente disastrata». Insomma «se si tolgono gli scheletri nell’armadio l’azienda è competitiva. Stiamo già garantendo gli stessi servizi con 115 persone in meno dopo l'unificazione, se avremo la certezza delle risorse e riapriamo il confronto, siamo certi che riusciremo a gestire al meglio il piano di ristrutturazione», conclude Tardioli.