ROMA Il lavoro di limature, con l’aggiunta di qualche parola e l’uscita di altre, è andato avanti per tutta la giornata. A tarda sera il nuovo testo ha ricevuto l’ok di tutte le organizzazioni datoriali e finalmente è stato inviato ai sindacati. Che adesso dovranno valutare quante e quali delle loro proposte di modifiche sono state accolte dal fronte imprenditoriale. Si avvicina il momento clou per l’accordo sulla produttività. La firma potrebbe arrivare nelle prossime ore, forse già stamattina. Ma per ora resta intatto il nodo principale: sarà intesa separata o alla fine anche la Cgil rientrerà nella partita?
«È stato finalizzato un testo che mandiamo alla firma di tutti, chi vuole firma, chi non vuole si assumerà le responsabilità davanti al Paese», taglia corto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. Le parole del leader degli industriali, che nei giorni scorsi era tra i maggiori sponsor di un accordo condiviso da tutti, fanno propendere per l’intesa separata: «In un momento così difficile e drammatico una concordia sarebbe stata veramente ottimale. Non mi pare che ci siano queste condizioni, comunque questo accordo verrà sottoposto al governo immediatamente».
Che si fosse alle battute finali lo si era capito anche dalla lettera scritta in giornata dalla leader del sindacato di corso d’Italia ai presidenti delle 5 organizzazioni datoriali (Confindustria, Abi, Ania, Rete Imprese, Alleanza delle cooperative), e inviata per conoscenza anche ai segretari di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti. Punto per punto la Camusso elenca tutte le criticità: dalla questione della rappresentanza con il «vulnus dell’assenza a un tavolo contrattuale - quello di Federmeccanica- della Fiom», alla tutela del potere di acquisto dei salari, fino al discorso del demansionamento e del controllo a distanza. E anche se invita le imprese a evitare un accordo separato («ci parrebbe grave una nuova rottura») in un momento così delicato, per molti è praticamente l’annuncio del no all’accordo.
L’incipit della lettera, in cui la Camusso parla di «confronto nato male, che non tiene conto delle relazioni sindacali e di svolgimento della stagione contrattuale», non aiuta. E fa irritare non poco Squinzi: «Non è vero che la trattativa sulla produttività era partita male, era partita bene. Tanto è vero che c’era un accordo di massima di tutti, poi qualcuno ha cambiato idea».