Il giorno X è il 5 dicembre. Per quella data lo Stato girerà al Comune i fondi della ricostruzione, nei termini che ha annunciato il ministro Fabrizio Barca l’altra sera all’Ance: 250 milioni subito, poi 5,8 miliardi di qui a nove mesi. Dovrebbe placarsi, dunque, la preoccupazione che si è scatenata all’indomani dell’esaurimento del plafond da due miliardi della Cassa depositi e prestiti che ha permesso la ricostruzione delle case B e C e anche di qualche E. D’altronde il ministro è stato chiaro: «Il meccanismo non sarà mai più usato dal governo perché l’Unione europea ha ravvisato un possibile aggiramento delle norme sui conti pubblici». Dunque addio mutui contratti dallo Stato.
Dal 5 dicembre in poi si procederà tradizionalmente, erogando le somme nelle contabilità degli enti pubblici. Se questo porterà ritardi o difficoltà è difficile prevederlo.
I DUBBI DELLE IMPRESE
Il segretario di Apindustria, Massimiliano Mari Fiamma, ha tuonato: «Questo governo, nella questione terremoto dell’Aquila, sta dimostrando una riprovevole approssimazione e un pressapochismo del tutto deprecabile e inaccettabile. È inqualificabile che si affermi che la procedura è impossibile quando la stessa è stata portata a termine solo 20 giorni fa per l’Emilia Romagna, è assurdo che non si dica il vero motivo per cui non sarebbe possibile trincerandosi dietro la solita cantilena che Bruxelles non l’accetta più. Dove sono le carte che attestano questo?».
IL CENTRO STORICO
Il sindaco Massimo Cialente sta lavorando con il governo per cercare di spuntare la possibilità di ottenere somme in anticipo in grado di permettere l’apertura dei cantieri. «Lancio la questione con forza - dice il sindaco -, d’altronde è un meccanismo già utilizzato per le B e le C che sono state ricostruite e anche velocemente». Il sindaco l’altra sera ha consegnato a Barca il piano strategico che diventerà la carta degli obiettivi della ricostruzione. Ma è proprio sulle strategie future che si sono sollevate polemiche, anche alla luce dell’assemblea dell’altra sera all’Ance. L’associazione Policentrica ha attaccato: «Abbiamo assistito nient’altro che a un format televisivo di scarsa qualità, a una deprimente parodia della partecipazione, ad un’ennesima occasione mancata».