ROMA Il conto alla rovescia per le primarie di centrosinistra è partito. La sfida tra i due favoriti, Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, si consuma a distanza tra botta-e-risposta ed attraverso le dichiarazioni di sostegno alle loro candidature. Ma se per il segretario del Pd «va alla grandissima», per il sindaco fiorentino «le regole delle primarie» lo penalizzano. L’attenzione è sulla partecipazione: al momento - sottolinea il Pd - «180.000 persone si sono iscritte online e quasi 250.000 si sono già registrate negli uffici elettorali in tutta Italia». In attesa del voto, il termometro della situazione è dato dai sondaggi: il segretario del Pd, secondo Swg, è stabile al 41% mentre il sindaco di Firenze cala di un punto percentuale al 26%, anche se Renzi promette «in base ai nostri sondaggi, sorprese se la partecipazione sarà alta». Bersani, intanto, sul piano del governo garantisce «lealtà a Monti, anche se ogni giorno è sempre più difficile». Ed incassa ancora il sostegno di molti esponenti di punta nel partito. Per Bersani arriva l’endorsement non richiesto di Antonio Di Pietro. L’ex pm invita i sostenitori dell’Idv a votare per il segretario del partito o per Vendola. Bersani replica con freddezza: «Ognuno - dice - alle primarie vota chi vuole» e la scelta di Di Pietro «non ricostruisce la foto di Vasto». Peggio Renzi che si definisce «straordinariamente soddisfatto» del fatto che Di Pietro, «dopo tutto quello che ha fatto in queste settimane», non lo appoggi. I sondaggi fanno sorridere Bersani. «Sta andando alla grandissima, anzi alla grandissima di più », dice il segretario dei Democratici. Dalla Leopolda, dove incontra i volontari del suo comitato elettorale, Renzi punta sull’ironia per la replica. Per votare «chiamate anche la zia Concetta», dice. Poi una autocritica: «Forse ho sbagliato io, perché la rottamazione non è un fatto anagrafico». Un modo per ammettere che «i sondaggi» lo «danno nettamente sotto tra gli anziani». L’obiettivo dichiarato è quello di far crescere la partecipazione. «In settimana farò un paio di cose choc», annuncia chiedendo ai suoi supporter di portare almeno cinque persone a votare per le primarie. «Se vota un numero di persone molto significativo la partita è aperta, se votano in pochi è più difficile vincere», è l’analisi di Renzi. E in caso di sconfitta, «farò il sindaco, non voglio poltrone».