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Data: 17/11/2012
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Windjet, causa all’Alitalia per la mancata acquisizione

ROMA Ci mancava la battaglia legale. Non soddisfatta di aver lasciato a terra migliaia di passeggeri, bloccati negli aeroporti quest’estate, Windjet ha pensato bene di fare causa all’Alitalia. Con tanto di richiesta di risarcimento da 162,5 milioni per i presunti danni derivanti dalla mancata acquisizione. L’accusa - naturalmente contestata dalla compagnia guidata da Roberto Colaninno e Andrea Ragnetti - è di aver protratto troppo a lungo le trattative, pregiudicando così futuro e sopravvivenza della compagnia nell’affollato panorama delle low cost. Sceglie quindi di andare all’attacco la piccola società siciliana, ormai sull’orlo del fallimento e alle prese con un complicato concordato preventivo. A rischio, come noto, ci sono circa 800 dipendenti. E un’avventura industriale in verità già compromessa da una crisi iniziata più di un anno fa e condizionata da un mercato estremamente competitivo e selettivo.
La storia del mancato accordo è lunga e travagliata. Tutto parte ad aprile quando Alitalia fa il primo passo e firma un contratto preliminare, subordinato a precise condizioni, per acquisire la low cost. Un negoziato che risulterà faticoso, a strappi, e che è miseramente naufragato ad agosto. Quando Colaninno e soci hanno deciso di staccare la spina. Windjet si era infatti rifiutata, ricordano dagli uffici della Magliana, di fornire le informazioni richieste sulla situazione economica e debitoria, oltre che su flotta e slot.
TRATTATIVA DIFFICILE
Salta quindi l’acquisizione. E si profila lo spettro del fallimento, visto che Windjet, in piena stagione estiva, non ha nemmeno i soldi per pagare il carburante. Senza i dati richiesti e le relative verifiche contabili, l’operazione, ricordano sempre da Cai, sarebbe stata ad altissimo rischio, ovvero «imprevedibile e inaccettabile nell’ottica di una gestione seria e responsabile». Nonostante i tentativi di superare l’impasse, alcuni anche in extremis, WindJet, sempre a giudizio di Alitalia, si guardò bene dal presentare le cifre sulla situazione patrimoniale e, soprattutto, sui rapporti con le società proprietarie degli aeromobili.
Del resto è la stessa Alitalia, proprio nel comunicato del 9 agosto, a quantificare che andare avanti avrebbe comportato un maggior costo di oltre 10 milioni di euro. Oltre a dover conteggiare l’addio alle sinergie previste e al processo di integrazione immaginato dal management.
Ora lo scontro si trasferisce in tribunale, visto che la compagnia low cost chiede di «accertare i profili di responsabilità civile di Alitalia-Cai» parlando di un «gravissimo pregiudizio sofferto» e di «concorrenza sleale». Secca la replica: «Non è stato notificato, al momento, alcun ricorso da parte di WindJet», dice la compagnia di bandiera. «La società ritiene completamente prive di fondamento le tesi di WindJet e comunque confida nella magistratura per un accertamento della correttezza del suo operato». I legali della compagnia catanesi sono ovviamente di parere contrario e sostengono che si è «ottemperato diligentemente a tutte le richieste formulate». Spetterà ai giudici sciogliere il nodo.
Del contenzioso tra Alitalia e Windjet si sta già occupando la Procura di Catania che nelle scorse settimane ha fatto eseguire perquisizioni nelle sedi delle due compagnie nell'ambito di un'inchiesta conoscitiva.
I DUBBI NEL CDA
Il caso Windjet, per la verità, aveva creato dei dissapori anche all’interno del consiglio di amministrazione di Alitalia sin dalla prima ora. Alcuni soci, alla luce delle crescenti incertezze sui conti della compagnia catanese, avevano espresso dubbi sulla bontà dell’iniziativa. Previsioni che si sono rilevate esatte.

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