Rifiuto speciale ma non pericoloso. L'ultima classificazione sulla sabbia depositata nella darsena del porto apre all’ottimismo sul dragaggio che dovrebbe partire nel gennaio prossimo. Il 28 novembre si apriranno le buste del bando di gara, 35 giorni dopo saranno affidati i lavori alla ditta incaricata di dragare 200.000 metri cubi di materiale da trattare o smaltire in discarica. Secondo alcune anticipazioni, sembra che adesso si possa contare anche sull'intero budget finanziario messo a disposizione per le operazioni di dragaggio: 13,5 milioni di euro. Ai 4,5 milioni stanziati dalla Regione e dal ministero delle Infrastrutture, sono stati aggiunti nelle ultime ore i 9 milioni che mancavano, recuperati dal ministero del Tesoro tra i capitoli del decreto Crescita.
La classificazione dei fanghi era fondamentale per stabilire i costi dell’intervento. Il rifiuto speciale non può essere conferito in mare ma, come spiegava nei giorni scorsi il tecnico dell'Arta Giovanni Damiani, può essere in parte smaltito in appositi siti specializzati e in parte addirittura riutilizzato per scopi industriali o altro, ad esempio nel settore del giardinaggio. Diverso il caso dei rifiuti classificati come tossici, il cui costo di smaltimento è altissimo, al punto da aver richiamato da tempo l'attenzione delle grandi organizzazioni criminali. Non a caso sulla vicenda del porto di Pescara è ancora aperta una inchiesta coordinata dalla procura distrettuale antimafia dell’Aquila e affidata ai carabinieri del Noe. La nuova classificazione del materiale depositato nella darsena consente adesso di stabilire anche un costo preciso dell’intervento di dragaggio e di smaltimento dei fanghi: 65 euro a metro cubo. Di sciogliere insomma il vero nodo di una vicenda che da mesi tiene in ostaggio l'intero comparto della marineria: 200 famiglie che vivono di pesca, senza contare l'indotto, prigioniere del proprio porto e dei suoi misteri.
Fra tutti quelli del famigerato ddt, il pesticida che in Italia non viene più prodotto dal 1978 e le cui tracce sono state individuate in alcuni campioni prelevati all'interno della darsena sia dai chimici dell'Arta che dell'Indam, il laboratorio privato a cui il Noe ha affidato le analisi. La prima domanda è: perché il ddt è stato trovato in quel punto, in prossimità delle nuove banchine commerciali, e non all’interno del porto canale, dove l'accumulo del materiale inquinante rilevato dagli esami chimici dell'Arta (13.000 campionature) è in concentrazione decisamente elevata rispetto a quello della darsena?