Diciott’anni (di Parlamento) e non sentirli. Rosy Bindi non cede alla rottamazione. D’Alema e Veltroni si sono fatti da parte? Problemi loro. Marini e Parisi hanno annunciato che si dedicheranno solo ai nipotini? Scelte personali. Lei, la pasionaria del Pd, non vuole darla vinta a Renzi. In nessun caso. «Lo statuto del Pd prevede che, per restare in Parlamento più di 15 anni, occorre presentare domanda di deroga agli organi di partito. Io la presenterò, anche se Renzi vincesse le primarie. Sarà poi il partito a decidere se sono più o meno utile». Così la presidentessa dell’assemblea dei Democratici ha tuonato ad Agorà. Aggiungendo, ovviamente, che la vittoria del sindaco di Firenze è solo un’ipotesi remota. «Penso che trionferà Bersani - spiega - perché è il segretario del partito ed è tutto il Pd a essere candidato alla guida del Paese, non solo un pezzo del Pd». La palla passa ora all’ufficio di presidenza. Possibile dire di no alla presidente del partito nonché attuale vicepresidente della Camera? Difficile, anche se nei confronti della pasionaria negli ultimi tempi alcuni umori sono cambiati. Specie nelle correnti più giovani e radical. Impossibile dimenticare, per dirne una, le furiose contestazioni subite dalla Bindi nel corso dell’ultima assemblea del partito, quando impedì che si votasse su un ordine del giorno a favore dei matrimoni gay «perché la questione è stata già trattata in un’altra votazione». Triste destino per chi, in passato, era stata addirittura la paladina dietro la quale si era schierata tutta la sinistra. Era l’ottobre del 2009 quando, nel corso di una registrazione di Porta a Porta, Silvio Berlusconi la definì «più bella che intelligente». Ne nacque un caso politico e lei divenne la principale testimonial del movimento «Se non ora quando» in difesa della dignità femminile. Non a caso sulle magliette delle sostenitrici era stampata la sua frase rivolta al Cav: «Non sono una donna a sua disposizione». Col passare del tempo, invece, Rosy è diventata man mano una spina per il partito. Un po’ per il suo carattere, quel modo aggressivo di esprimere le proprie posizioni, senza scendere a compromessi con nessuno. Un po’ perché la sua lunga carriera nelle aule parlamentari l’ha resa di fatto il simbolo del politico attaccato alla poltrona. Europarlamentare dal 1989 al 1994, la Bindi entra per la prima volta nella Camera dei deputati proprio nel 1994, agli albori della Seconda Repubblica, contestualmente alla sua «nemesi» Berlusconi. Da allora 18 anni senza sosta da deputata, conditi da due ministeri (Sanità e Famiglia) nei due governi guidati da Romano Prodi. Non si fa mancare qualche ombra, con Luigi Lusi che prova, senza successo, a trascinare anche lei nello scandalo dei fondi sottratti alla Margherita. Nelle ultime settimane aveva fatto perdere un po’ le sue tracce. Anche perché, grazie ai passi indietro di D’Alema e Veltroni, di rottamazione si parlava sempre meno. Anche Giuseppe Fioroni, l’altro popolare finito nella lista nera di Renzi per i suoi 16 anni da deputato, aveva tirato un sospiro di sollievo. «Ma quale rottamazione? - aveva detto giovedì - Quella vera sarebbe reinserire le preferenze nella legge elettorale perché solo così si dà a un cittadino la possibilità di rottamare un politico quando vuole». Ora invece il «passo avanti» di Rosy rischia di essere intempestivo, ridando fiato a un’arma che lo stesso Renzi riteneva spuntata: «I sondaggi ci danno nettamente sotto sugli anziani - ha spiegato ieri alla Leopolda il sindaco di Firenze - forse ho sbagliato io, perché la rottamazione non è un fatto anagrafico». Un «errore» pagato nei sondaggi, con Swg che ieri dava il «rottamatore» al 26%, in calo di un punto, rispetto al 41 di Bersani. Così Renzi si spinge ad annunciare che «in settimana farò un paio di cose choc» pur di recuperare consensi tra gli elettori meno giovani. Quali? L’ipotesi più affascinante sarebbe promettere proprio alla Bindi uno dei cinque ministeri che il sindaco vorrebbe affidare in mani femminili. Impossibile? Forse. Ma in guerra insegnano che «se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico». Varrà anche per la pasionaria Rosy?