L'AQUILA Le ultime parole del ministro Fabrizio Barca non sembrano lasciare spazio a margini di trattativa. Ma sulla questione del passaggio dal finanziamento agevolato al contributo diretto, nell'erogazione dei fondi per la ricostruzione, non c'è resa, da parte di politica locale e associazioni di categoria. Anzi. Il dibattito continua e cresce la voglia di mobilitazione, contro un provvedimento ritenuto dannoso e iniquo, soprattutto se si guarda all'Emilia, dove il sistema di indennizzo che utilizza la Cassa depositi e prestiti, sperimentato nel cratere aquilano, è tutt'ora in vigore. Ad invocare un'azione diretta nei confronti del governo Monti è il vicepresidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis, che chiama a raccolta le forze sociali e imprenditoriali della città, che comunque si sono già mosse, con un ultimatum inviato al premier e l'annuncio di iniziative clamorose, ribadite dal presidente di Confartigianato Angelo Taffo. E secondo l'assessore comunale alla ricostruzione Pietro Di Stefano la partita, nonostante la posizione di Barca, non è affatto chiusa. «E’ necessario che ci si muova in tempi rapidissimi. C’è bisogno» dice De Matteis «di una mobilitazione seria e efficace da parte delle associazione di categoria e delle forze sociali della città. Non attraverso delle manifestazioni di piazza, piuttosto ponendo in essere un’azione diretta dei rispettivi vertici nazionali nei confronti del governo Monti. Il rischio che decine di imprese saltino per aria definitivamente, a causa del contributo diretto, evidenzia una situazione di assoluta drammaticità. Le rassicurazioni, che vengono da Cialente, su eventuali finanziamenti non sono certamente sufficienti per allentare la tensione e la preoccupazione» aggiunge De Matteis «e non può essere accettata l’ipotesi di anticipi di lavori da parte delle aziende, che vorrebbe dire creare due situazioni assolutamente pericolose. La prima è legata alla impossibilità di reggere un onere finanziario di questa portata, con gravi rischi per l’esistenza stessa delle aziende e dell’occupazione. La seconda che, attraverso il meccanismo degli anticipi, possano arrivare aziende che rappresentano fenomeni criminali, sui quali si deve attentamente vigilare». De Matteis punta il dito sull'amministrazione Cialente, parla di volontà del governo di bloccare il processo di rinascita e invita il sindaco a schierarsi a favore della città. La replica dell'assessore Di Stefano non si fa attendere: «De Matteis arriva tardi, avevamo da tempo sollecitato l'allora commissario Gianni Chiodi a mobilitarsi per far rimpinguare il fondo del contributo agevolato presso la Cassa depositi e prestiti. Come Comune abbiamo scritto una marea di lettere, siamo stati rassicurati da Chiodi, ma alla fine il fondo è arrivato a zero. Per me» sottolinea Di Stefano «la procedura non può essere archiviata: è più snella e veloce del contributo diretto, è prevista dalla legge, è stata sperimentata nel cratere sismico aquilano e ora esportata in Emilia. La partita non è chiusa. Stiamo incalzando il governo, vogliamo capire perché in Emilia funziona e qui va tolta. Non si possono creare disparità fra territori terremotati». L'assessore rimarca le difficoltà legate al contributo diretto per finanziare la riparazione degli edifici danneggiati dal sisma: «In questo modo saremmo costretti a trattare anno per anno le risorse con il governo e i tempi si allungherebbero a dismisura. Non possiamo accettarlo, per la quantità di lavoro e di soldi che ci sono in ballo. Alle battaglie con Roma per ottenere quello che ci spetta siamo abituati, senza badare al colore politico. Su questa vicenda» conclude Di Stefano «gli obiettivi sono diversi: il governo guarda alla quadratura dei conti, noi guardiamo alla ricostruzione della città». Il presidente di Confartigianato Angelo Taffo esprime preoccupazione e amarezza: «Questa decisione rappresenta un'ulteriore mazzata all'economia locale. E ritengo che ci sia dietro un disegno strategico preciso per mettere definitivamente in ginocchio questo territorio. Non riusciamo a capire da dove arriva questo disegno, ma sicuramente c'è. In Emilia c'è stato un sisma inferiore al nostro, ma lì tutto scivola liscio come l'olio. Qui invece non manca occasione per creare confusione nelle procedure e nelle regole e affossare così per sempre la nostra economia. Come presidente di Confartigianato sono amareggiato dalla politica locale, che appoggia il governo Monti e non riesce a mettere in campo strumenti incisivi per rimettere in discussione provvedimenti dannosi, che ci vengono imposti. A questo punto» chiosa Taffo «siamo pronti a qualsiasi forma di mobilitazione».