Si va verso un accordo separato, senza la firma della Cgil, sulla produttività. Formalmente ai sindacati non è stato ancora consegnata l’ultima stesura del documento finale del negoziato messo a punto dalle associazioni datoriali, e forse in queste ore si cercherà ancora un estremo margine di intesa. Ma le possibilità di una firma anche da parte della Cgil sembrano ridotte al lumicino.
Per giungere alla conclusione di questa vicenda, che presumibilmente porterà a un nuovo traumatico conflitto nel sistema delle relazioni sindacali e nei luoghi di lavoro, ormai non manca molto. «È un confronto nato male», sostiene il leader Cgil Susanna Camusso. «Chi dice no si assuma le sue responsabilità», replica il numero uno degli industriali Giorgio Squinzi.
Giovedì si era tenuta la riunione del Direttivo del sindacato di Corso d’Italia, che aveva respinto la soluzione di una «firma per presa d’atto», allegando una serie di osservazioni critiche. Sempre giovedì, in serata, Susanna Camusso ha incontrato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: nulla di fatto. Ieri, così, la Cgil ha deciso di spedire alle imprese una lettera aperta per puntualizzare i suoi dissensi su un confronto, scrive Camusso, «nato male, che non tiene conto delle relazioni sindacali», ma che pure «sarebbe grave» se si chiudesse con una ennesima rottura. Da registrare il sostegno del leader Fiom Maurizio Landini alla linea del segretario, e qualche contatto pare infruttuoso tra Camusso e Pier Luigi Bersani.
Quattro le richieste della Cgil: la prima, contenuta in un passaggio sulle questioni della rappresentanza (che verrebbero più o meno risolte nel senso voluto nel testo dell’intesa), è che Federmeccanica convochi anche la Fiom ai prossimi incontri per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. La seconda, meno problematica, è che la funzione di recupero del potere d’acquisto sia chiaramente mantenuta per i contratti nazionali. La terza, è che il bonus fiscale per gli accordi di produttività non sia una tantum, ma reso strutturale dal governo, e che non si arrivi a defiscalizzazioni anche degli enti bilaterali aziende-sindacato (formazione, ecc.).
La quarta richiesta - ed è forse la più problematica da ottenere, visto il pressing esercitato dal governo - è che sia cancellata dal testo dell’accordo l’esortazione al legislatore a intervenire con modifiche di legge (si presuppone «peggiorative», scrive Camusso) su questioni come il demansionamento o i controlli a distanza dei lavoratori.
Le reazioni delle altre parti sociali sono fredde. «Tutto può accadere fuorché che la Fiom si segga, ora, al tavolo della trattativa senza aver prima riconosciuto la legittimità di quel contratto», attacca il leader Uil Luigi Angeletti. La Cisl, con il numero due Giorgio Santini si dice pronta a sottoscrivere l’accordo sulla produttività, e definisce «fuori luogo e fuori tempo» le richieste di emendamento della Cgil, che nascondono solo «una «ricorrente volontà di autoesclusione dalla responsabilità necessaria di condividere un’intesa che va nella direzione di aumentare i salari». «Non è vero che la trattativa sulla produttività era partita male - spiega il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi - tanto che c’era un accordo di massima di tutti. Poi in quest’ultima fase qualcuno ha cambiato idea». E dunque, «chi vuole firma, chi non vuole si assumerà le responsabilità davanti al paese. Noi ci siamo battuti fino all’ultimo per arrivare a un accordo con tutti i possibili contraenti».
Certo sarà un accordo di non facile gestione e che parte in modo complicato. E che potrebbe addirittura essere firmato «a distanza», senza nessuna cerimonia collettiva.