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Data: 19/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Produttività, accordo in vista. La Cgil prende ancora tempo. Pd preoccupato per un’eventuale intesa separata. Camusso è alla prese con il nodo della Fiom

La Uil valuterà durante la riunione di segreteria di oggi il documento, che è già firmato da Cisl e Ugl

ROMA Oggi la Uil darà il suo responso sull’intesa sulla produttività. Angeletti in più occasioni ha parlato di ”accordicchio”, ma sono molto alte le probabilità che alla fine il sindacato di via Lucullo decida di aggiungere anche la sua firma sotto al testo già siglato sabato scorso dalla Cisl di Bonanni e dall’Ugl di Centrella, oltre che dall’intero fronte datoriale. Anche la Cgil oggi ha in programma la riunione di segreteria. E certamente il nuovo testo sarà al centro del dibattito del team guidato da Susanna Camusso. Non è detto però che il sindacato di corso d’Italia già oggi scomunichi un sì oppure un no. «Non c’è alcun motivo di avere fretta» fanno sapere gli uomini della Camusso. La valutazione del documento sarà tecnica (quanti e quali osservazioni sono state recepite) ma anche di opportunità politica interna. Il nuovo testo non ha accolto le richieste della Cgil di inserire un passaggio sula rappresentanza che esplicitamente riaffermi «il diritto alla partecipazione ai tavoli contrattuali di tutte le organizzazioni sindacali la cui rappresentatività superi il 5%». Un passaggio che avrebbe potuto sanare quel «vulnus dell’assenza a un tavolo contrattuale - quello di Federmeccanica - della Fiom» lamentato dalla Camusso nella lettera scritta la settimana scorsa ai presidenti di tutte le associazioni che rappresentano le imprese. E l’altro giorno il leader dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, ha già bocciato l’intesa.
L’ipotesi di un accordo separato non piace nemmeno agli imprenditori. Giorgio Squinzi lo ha detto più di una volta. E ieri è stato uno dei suoi vicepresidenti, Vincenzo Boccia, in un’intervista a Il Mattino, a lanciare un nuovo appello alla condivisione: «Noi vogliamo firmare con tutti». Anche perché altrimenti in Europa «tornerebbero i dubbi sulla reale consapevolezza del Paese di vivere ancora in una situazione di emergenza».
LA POSIZIONE DI BONANNI
La Cisl il testo lo ha già firmato. Secondo il numero uno, Raffaele Bonanni, si tratta di «uno strumento che taglia le tasse sul lavoro» e in agguato, non ci sono «fregature»: «il governo Monti è stato chiaro. È disposto a mettere un miliardo per finanziare lo sgravio fiscale dei contratti di produttività. Andiamo a prendere questo miliardo, che bisogno c’è di stare a pensarci sopra?».
A spingere per un accordo firmato da tutti anche il Pd. Dice l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano: «Senza investimenti non ci sarà ripresa economica e sarà difficile realizzare una robusta crescita produttiva nelle imprese. Il rischio di un accordo separato poi, indebolisce ulteriormente la possibilità di raggiungere questo obiettivo». È composto da sette paginette e mezzo, una premessa e sette capitoli. E’ un mix rispetto alle precedenti versioni e in realtà è molto simile al testo del 17 ottobre già condiviso da Confindustria e tutti i sindacati, compresa la Cgil. Alla contrattazione collettiva nazionale resta la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi per tutti i lavoratori, ed è il contratto nazionale che stabilisce quale «quota» degli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali può essere spostata nel contratto di secondo livello. Resta la clausola di salvaguardia: «Laddove non ci fosse o venisse meno la contrattazione di secondo livello» gli aumenti si recuperano totalmente. Il nuovo testo - su richiesta dei sindacati - non contiene più riferimenti «al superamento degli automatismi contrattuali», cosa sulla quale insisteva il governo e le piccole imprese. La tutela del potere d’acquisto viene garantita, come è già attualmente, dall’Ipca (l’indice dei prezzi al consumo depurato dalle componenti energetiche esterne) che diventa il tetto massimo. E’ sempre il contratto nazionale a prevedere «chiare deleghe» al secondo livello sulle materie e le modalità relative all’organizzazione del lavoro. Possono riguardare anche l’equivalenza delle mansioni, il controllo telematico a distanza e modelli flessibili di organizzazione del lavoro.

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