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Pescara, 24/03/2026
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Data: 19/11/2012
Testata giornalistica: Pubblico giornale
«Il centrosinistra ha bisogno di Monti. E viceversa»

«Il centrosinistra ha bisogno di Monti e Monti del centrosinistra». Lo scrive Eugenio Scalfari oggi nel suo consueto lungo editoriale della domenica. Dopo aver delineato la situazione nel Lazio e in Lombardia, con l’attesa della pronuncia del Consiglio di Stato sulle elezioni regionali, il fondatore del quotidiano di Largo Fochetti si dedica all’analisi del quadro nazionale dopo una settimana di novità. «Le forze politiche si agitano sempre più. Il Centro in particolare», scrive Scalfari.

Il più «convulsamente agitato nei tre giorni alle nostre spalle è stato Pierferdinando Casini». Contro le elezioni regionali a febbraio, dice Scalfari, «strillava in tutte le direzioni: con Bersani, con Monti e perfino con Napolitano. Non era pronto, non aveva ancora trovato i candidati adatti, non sapeva con chi allearsi. Quando ha visto spuntare Montezemolo l’intensità delle grida è raddoppiata. Casini vuole il Monti-bis, Montezemolo e Riccardi pure. Ma chi si intesterà quell’icona? Chi sarà al timone e chi ai remi? I remi non piacciono a nessuno, il timone piace a tutti ma ce n’è uno solo».

E Monti, cosa farà Monti? – si chiede il fondatore di Repubblica. Si presenterà a capo d’una lista? O quantomeno la benedirà pubblicamente? Una lista o coalizione che sia non può che collocarsi al centro perché Monti se deciderà di schierarsi non potrà che collocarsi al centro. Una coalizione di centro competerà con il centrosinistra e con Grillo.

Scalfari si dice quasi convinto che il Movimento 5 Stelle non supererà il 20 per cento dei seggi parlamentari, quale che sia la legge elettorale. «Comunque, prima o dopo le elezioni, ci sarà un’alleanza tra il Centro e il Centrosinistra ma anche in quel caso si dovrà stabilire chi sta al timone e chi ai remi, ma di timone – lo ripeto – ce n’è uno solo». Un «groviglio» che al premier non giova, dice Scalfari. «Per il ruolo che ha avuto e per la credibilità che ha acquistato in Italia e all’estero, lui deve restare super partes. Deve essere chiamato e lo sarà in ogni caso perché la realtà impone la sua presenza. Ma il voto democratico viene prima e condizionerà anche i modi di quella chiamata».

Seguendo la logica, dice Eugenio Scalfari, «la soluzione più appropriata sarebbe che fosse chiamato da un centrosinistra vittorioso, alleato con i liberali moderati. Se si vuole puntare seriamente sull’equità, la produttività, il lavoro, lo sviluppo e soprattutto sull’Europa, il centrosinistra ha bisogno di Monti e Monti del centrosinistra». Anche perché, aggiunge, «quando Moro concordò con Berlinguer l’ingresso del Pci nella maggioranza, chiamò a fare il governo Andreotti cioè la destra democristiana. La logica è sempre la logica».

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