ROMA L’affollatissima convention promossa sabato a Roma da Italia Futura, l’associazione guidata da Luca di Montezemolo, scuote gli schieramenti politici. Nel grande hangar degli ex stabilimenti De Paolis si sono trovati il presidente della Ferrari, con a fianco il ministro Riccardi, il segretario della Cisl Bonanni, il presidente delle Acli Olivero, assieme a un vasto parterre di personaggi alla ricerca di una nuova proposta politica che, come recitava lo slogan della manifestazione, porti «Verso la Terza Repubblica». Presenti anche gli osservatori di alcuni partiti, come Gentiloni e Ranieri del Pd e Adornato dell’Udc. La linea della nascente formazione è stata data dallo stesso Montezemolo, sceso finalmente in campo ma senza il progetto di candidarsi alle elezioni. In estrema sintesi: «Mai più deleghe in bianco ai partiti» e, soprattutto, fornire «un fondamento democratico ed elettorale al percorso del governo Monti per proseguirlo anche nella prossima legislatura». A ritrovarsi «in sintonia» con le tesi di Italia Futura è Pier Ferdinando Casini, primo tra tutti i leader politici, a chiedere il bis a Monti: «Da Montezemolo parole di buon senso, condivisibili - ha detto il leader Udc -. Ho ascoltato proposte serie, ragionamenti pacati». E poi, riferendosi alla similarità delle proposte con quelle dei centristi, ha aggiunto: «L’Italia ha bisogno in tutti i campi di più concorrenza». Ma Casini ha voluto anche imprimere una sorta di marchio del proprio partito sull’agenda Monti, sottolineando assieme al fatto che «il governo del professore ha salvato il Paese», anche l’iniziativa dell’Udc che «ha concorso molte volte in Parlamento a evitare errori, da ultimo con la legge di stabilità, perché il rigore non può mai essere disumano».
Più tiepida l’accoglienza riservata a Montezemolo da Pdl e Pd. Angelino Alfano ha sì detto di «guardare con attenzione e simpatia ad ogni movimento che si candidi a non far vincere la sinistra», ma ha anche detto no al Monti bis: «Non si governa il Paese senza il permesso degli elettori: se Monti intende governare, annunci la sua candidatura».
Non univoca la valutazione del Pd. Franceschini apprezza «il giudizio durissimo, ascoltato nelle parole di Montezemolo, sugli ultimi 20 anni: non un elemento di continuità ma proprio di rottura». Dato per «utile e positivo» tutto quanto avviene nell’area moderata e centrista con la quale è opportuno mantenere il dialogo, il capogruppo democrat alla Camera si dice convinto che «con le difficoltà della prossima legislatura è bene avere una maggioranza che abbia il consenso più ampio possibile nel Paese e in Parlamento». Apprezza decisamente meno la nuova formazione centrista, Rosy Bindi, affermando che «Montezemolo non è certo un volto nuovo della politica italiana. Non fu lui - si chiede la presidente del Pd - a essere incaricato da Berlusconi di difendere il made in Italy all’estero?». Non basta, la Bindi, messa di fronte all’ipotesi che il movimento montezemoliano possa identificarsi con una nuova Dc, replica: «La Dc è stata una cosa seria, non un progetto improvvisato con una convention».