L’Aquila Alcuni negozianti del centro storico non si piegano al diktat del sindaco dopo le scosse di terremoto
L’AQUILA All’indomani dell’emissione da parte del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dell’ordinanza con la quale ha, di fatto, chiuso di nuovo il centro storico, dopo le due scosse di terremoto che hanno svegliato ancora di notte gli aquilani, i titolari dei negozi hanno deciso di violare quell’ordinanza, definita dalla maggior parte ingiusta e discriminatoria, aprendo comunque i propri esercizi commerciali. In particolare, le attività del corso stretto, corso Vittorio Emanuele II e di via Garibaldi, hanno aperto simbolicamente le saracinesche, sulla scorta del grosso danno economico che la loro chiusura avrebbe prodotto. Alcune di queste, in particolare una pasticceria ed una pasta all’uovo, situate su via Garibaldi si sono attrezzate per consegnare ai clienti abituali, la propria merce. Non solo. Sono diversi gli aquilani che aggirando il posto di blocco dei militari, si sono infilati nei vicoli adiacenti il corso principale, proprio per continuare a dare stimolo a quel commercio in centro storico, tanto voluto dall’amministrazione Cialente, ed ora così bistrattato. Al centro del clima di polemiche estremamente teso, la tempistica con la quale è stata notificata l’ordinanza di chiusura. «Ci hanno detto che avremmo dovuto chiudere immediatamente alla 19,30 di sabato - dice la titolare di un’esercizio di pasta all’uovo di via Garibaldi -. Ce lo hanno comunicato quando avevamo già preparato la nostra produzione di pasta fresca, e di ripieni. Se non avessimo venduto questa merce avremmo avuto una grossa perdita economica. Ci siamo attrezzati con le consegne a domicilio, o portando i nostri prodotti alla Fontana Luminosa dopo che il cliente ce l’ha ordinata per telefono». Dello stesso parere, ma ancora più agguerrito, Tullio Manieri, titolare della storica pasticceria Manieri di Via Garibaldi che ha detto: «Io ho fatto una produzione importante per domenica visto che è il giorno in cui lavoriamo di più. Adesso io che ci faccio con tutte le creme e l’impasto? Il sindaco Cialente, contattato da mia moglie ha detto che non gli interessava niente e che se mia moglie non aveva lavoro poteva anche stare a casa a girarsi i pollici. Ci vada lui a casa a fare questo, noi siamo persone abituate a lavorare per vivere. Quello che avanzerà, lo porterò sotto il palazzo del Comune». E’ un clima avvelenato, quello che si tasta e si respira in città. Un clima aggravato ancora di più dalle due scosse di terremoto, registrate ieri mattina nel distretto sismico della Valle dell’Aterno di intensità 1.0 e 2.2 della scala Richter, che si sono succedute in sequenza, a distanza di pochi minuti.