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Data: 13/11/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Produttività, sì della Uil. Cgil: così non firmiamo

ROMA Sulla produttività c’è l’accordo. Ma la Cgil non lo firmerà perché il testo, dice Susanna Camusso, «contiene elementi non condivisibili» pur considerando «non esaurito il confronto». Ma il governo ha fretta. Dopo aver incassato il sì della Uil - dopo quello della Cisl - ha convocato per domani pomeriggio una riunione tra tutte le parti sociali firmatarie (Cisl, Uil, Abi, Ania, Alleanza per le Copperative,Confindustria e Rete Imprese Italia) invitando anche la Cgil. Per il ministro Passera l’accordo raggiunto «è già abbastanza allargato per andare avanti». Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi conferma: «Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è». Intanto la legge di stabilità, riscritta dalla commissione Bilancio della Camera approda oggi in aula per il triplice voto di fiducia. La settimana prossima approderà in Senato. Il segretario del Pdl Alfano accredita alla sua azione «risultati importanti» per cambiare l’impostazione originaria «per la difesa della famiglia e delle imprese». Il ministro Passera annuncia che il provvedimento «diverrà legge entro breve». Il governo si appresta a portare all’incasso anche l’accordo sulla produttività. Ieri è arrivato il via libera della Uil. Il sindacato di Luigi Angeletti, chiede però al governo la detassazione strutturale dei premi di produttività, applicando un’imposta, sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali, al 10% sui redditi da lavoro dipendente fino a 40 mila euro lordi l’anno. «Solo a questa condizione - scrive la Uil - l’accordo avrà un senso». Domani nell’incontro tra governo e parti sociali, l’intesa sarà ratificata. Ma quasi certamente senza la Cgil che, anche ieri con Susanna Camusso, ha confermato, almeno per ora, il suo “no”. La Cgil chiede che si continui a discutere ma non si fa soverchie illusioni: il governo ha deciso di andare avanti, sostenuto da Confindustria, con un accordo separato. Per la Cgil i problemi aperti sono su «salario, democrazia e normative contrattuali». La disponibilità del sindacato di Corso d’Italia a proseguire nel confronto è confermata. Tuttavia «le scelte del governo e delle controparti di considerare le condizioni di lavoro l’unica variabile della produttività sui cui agire ha fin dall’inizio segnato negativamente il negoziato, rendendo così la produttività da scelta strategica per lo sviluppo del Paese a riduzione del reddito dei lavoratori e delle lavoratrici». Nel merito dei punti non condivisi c’è quello riguardante la funzione del contratto nazionale per tutelare i salari, la questione della democrazia e rappresentanza nei luoghi di lavoro e il nodo dei demansionamenti e del controllo a distanza.

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