PESCARA Per essere la fine del tunnel, ne restano di cose da fare. Sette, e non da poco, quelle che elenca Mauro Angelucci, numero uno degli industriali abruzzesi, prima che Giorgio Squinzi, presidente nazionale di Confindustria, aggiungas questioncelle tipo «la politica nazionale dica che paese ha in mente non domani, ma tra dieci anni. L’Europa coniughi rigore e crescita, con politiche di coesione che non lascino indietro regioni in ritardo di sviluppo o piegate da gravi calamità, come l’Abruzzo ieri e l’Emilia Romagna oggi». Oppure dati che descrivono una macchina statale ancora oggi in grado di mangiare il 54 per cento del pil, spremendo dalla fiscalità generale il 44,7 per cento del reddito, con un global tax che per le imprese si spinge fino al 68,3. Ah, e con una spesa per servizi tra le più basse d’Europa e investimenti infrastrutturali precipitati del 44 per cento.
CHIODI E LETTA
Ma in questa Convention annuale delle imprese abruzzesi, la sesta, quello che si celebra è il ritorno del sereno tra il principale corpo sociale e il governo regionale. C’entra, eccome, l’annunciata limatura alle addizionali Irpef ed Irap, ma c’entra sicuramente il decollo del patto per lo sviluppo, dopo un rodaggio problematico. Così si parte da un titolo - Orizzonti per la ripresa: le sfide da vincere - che, per la prima volta dall’inizio della bufera, guarda finalmente al futuro. E si prosegue con il pubblico complimento al governatore Chiodi «per il coraggio e la competenza nella gestione del patto». Anche l’opposizione, certo, ma l’evidenziatore è per il presidente. Secondo nome del pantheon confindustriale è quello di Gianni Letta, elevato al rango di istituzione supplementare dell’Abruzzo, sia nell’omaggio di Angelucci che nel riconoscimento arrivato da Chiodi, «il nostro fattore L», a proposito della rimodulazione dei Fas. Ed è il secondo merito che la Regione rivendica dopo risanamento dei conti e chiusura della voragine sanitaria con l’effetto collaterale del recupero di reputazione. Qui Chiodi arrotonda, citando «il caso Salini, gli arresti di Del Turco e D’Alfonso» e glissando sul coinvolgimento della giunta Pace in Sanitopoli e sulle grane giudiziarie di oggi.
SETTE RIFORME
La relazione di Mauro Angelucci è scandita dagli imperativi: crescere, competere, riformare, detassare, votare (con nuove regole), ricostruire (senso etico e patto fiscale), rilanciare (economia e infrastrutture). Tra le ricette invocate, attenzione alle esigenze dell’impresa, certezza del diritto, alleggerimento di pubblica amministrazione e burocrazia, «riduzione del peso fiscale attraverso minori costi della politica; leggi elettorali coraggiose, con sbarramento al 6 per cento per il parlamento e collegi uninominali per la Regione; una politica di sviluppo in grado di affrontare il deficit infrastrutturale, dal porto di Pescara alla ricostruzione post terremoto, e di mettere le eccellenze del tessile e dell’agroalimentare al riparo dalle insidie della contraffazione». La vera svolta, un dichiarato omaggio alle battaglie di Ivan Lo Bello, presente in sala, è la sfida etica lanciata: «Tolleranza zero contro l’evasione fiscale, no alle rendite di posizione delle lobby».
LA RIPRESA
Sulle sfide da vicnere fare mondo produttivo, sindacato, banche e politica si confrontano nella tavola rotonda. Meno spigoli che in passato, ma ricchezza di vedute negli interventi del ministro Catania, degli accademici Mattoscio e Di Giorgio, di Cesa, Letta e Chiodi. Il tempo per discutere, d’altronde, non manca: «La ripresa vera - ammonisce Squinzi, arriverà solo nel 2015».