ROMA Il concorsone è un tappeto di sigarette largo quattro metri che Martin, l’operaio cingalese addetto alle pulizie, in tre anni di lavoro all’ingresso est della Fiera di Roma, non aveva mai raccolto in un tempo così breve. Il concorsone è attesa, è genitori che sperano e amici nervosi, fidanzati che smanettano sul cellulare, altre cicche che si depositano per terra, ansie che si sommano ad altre ansie. Alle tre del pomeriggio al padiglione tre della Fiera di Roma, i ragazzi della prova del pomeriggio sono appena entrati, un serpentone di giovani ma neppure tanto giovani che si sono infilati nell’aula bunker dove la diretta streaming del Formez tenterà di spazzare via tutti i sospetti che si sono addensati sul concorsone negli ultimi giorni. Nella prima giornata sono stati 2.577 i candidati su un totale di 4.602 iscritti e alla fine della giornata gli idonei soltanto 496.
La mamma di Manuela, avvocato con la voglia del posto fisso, è di Fiuggi e starà qui due giorni, ora per accompagnare la figlia e martedì per il figlio ingegnere. «Mia figlia ha fatto l’esame da avvocato e adesso ricomincia da capo. La professione non le interessa, vuole tentare la carta del posto fisso. E io ci spero». Ci spera nonostante le 36 mila domande e i 17 mila candidati, nonostante i 300 posti che sembrano tanti ma alla fine non sono nulla, nonostante le polemiche e le inchieste e i malumori. Ha visto uscire quelli che la preselezione l’hanno già fatta al mattino. Racconta Francesco: «I cancelli sono rimasti aperti dalle 8 alle 10. Nonostante questo un sacco di ragazzi che arrivavano col pulmino da Fiumicino sono rimasti fuori, per soli dieci minuti di ritardo». Vittime dei furti di rame che hanno paralizzato i trenini e buona parte di Roma per tutta la mattinata di ieri. «Il fatto è che ci hanno dato un libro di 4000 domande tra le quali cercare le domande assegnate, e alla fine se vai a contare, col tempo che abbiamo perso anche per compilare il doppio foglio, c’erano soltanto 35 secondi a domanda. E molti di noi non hanno fatto in tempo a finire».
E’ sfiduciato Alfredo Cervelli, il sistema è macchinoso e alla fine delle quattro prove scritte, sarà la prova orale quella decisiva, con un punteggio del 40%: sarà quello l’imbuto che consentirà grande discrezionalità alla commissione. Lui fa parte della schiera di geometri che già lavora, 1.750 iscrizioni per 49 posti. «E’ un concorso che fa male alla città dell’Aquila. Adesso molti di noi si sono presi le ferie per poter studiare. Prima di marzo i vincitori di concorso non si potranno insediare, quindi presumibilmente la struttura inizierà a funzionare dopo tre mesi. E nel frattempo L’Aquila resterà ferma. Anche perchè il nuovo personale andrà formato». Aggiunge Alfredo Vittorini, che la prova invece la sosterrà oggi: «Questa operazione non è stata concepita per fare il bene dell’Aquila e dell’Abruzzo, bisognava gestirla all’interno del nostro territorio. Il ragazzo siciliano che dovesse vincere, tra due anni chiederà il trasferimento».
Cosa trascina qui questi ragazzi non più tanto ragazzi da Rimini, come Elisabetta, architetto che vive a Firenze, o come Carmen e Fortuna, avvocatesse di Napoli, o come Loredana, anche lei di Napoli o Alberto, della provincia di Roma? «Il posto fisso, perchè siamo stanchi di passare da un call center a un altro o di trascorrere la vita negli studi professionali a fare pratica, senza essere pagati», dice Loredana. «Perchè la pubblica amministrazione ci dà la sicurezza del reddito, anche se non si fa carriera», secondo Michele. E allora ci proviamo, racconta Bruno De Santis dell’Aquila, «anche se il tempo è stato poco e i quiz non li ho finiti tutti». Aggiungono le due avvocatesse: «Il concorsone l’abbiamo fatto insieme, speriamo che ci prendano perchè siamo pronte a tutto pur di avere un posto fisso, e non fa niente se ci dovremo trasferire all’Aquila da Napoli».
Sperano Loredana, Carmen e tutti gli altri, nonostante tutto e nonostante quel sub-concorso da 50 posti a tempo determinato che cammina accanto al concorsone vero e proprio, al quale si potrà partecipare soltanto inviando il curriculum: «Una specie di listino, fortunato chi entrerà».