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Data: 21/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fisco, 4 milioni di famiglie a rischio di evasione. Un milione spende pur avendo entrate nulle o quasi ma l’incoerenza può avere molte altre spiegazioni (La simulazione del redditest - guarda)

ROMA Oltre 4,3 milioni di famiglie, circa il 20 per cento della platea totale, risultano non coerenti rispetto al nuovo accertamento sintetico, il cosiddetto redditometro. E tra di esse sono circa un milione quelle che dichiarano un reddito zero o prossimo allo zero: quindi spendono, anche in maniera rilevante e continua, pur non avendo sulla carta che entrate minime. Il dato risulta dall’analisi statistica condotta dall’Agenzia delle Entrate, in vista dell’avvio del nuovo strumento di contrasto all’evasione.
I massimi dirigenti dell’Agenzia si sono affrettati a spiegare che sarebbe sbagliato classificare tutte queste persone come evasori. L’incoerenza è una prima spia che si accende, all’inizio di un percorso che potrebbe portare all’accertamento di comportamenti scorretti. Ma come si possono spiegare le dimensioni del fenomeno? In parte, dipende dalla natura del redditometro, che confronta le spese con i redditi dichiarati: questi però non esauriscono le fonti di entrata di un contribuente. Esistono anche redditi che non sono soggetti a tassazione (ad esempio, i trattamenti di invalidità) oppure sono sottoposti a tassazione separata e dunque non vanno inclusi nella dichiarazione dei redditi: è il caso ad esempio del Tfr, delle retribuzioni arretrate, dei redditi da capitale. Queste entrate possono giustificare livelli di spesa altrimenti non coerenti.
LE SPIEGAZIONI POSSIBILI
La disponibilità di risorse da spendere può però dipendere anche da altri fattori: ad esempio un’eredità o una donazione. In Italia poi non è certo infrequente che ci siano relazioni di sostegno finanziario all’interno delle famiglie, ad esempio tra genitori e figli o tra nonni e nipoti. Sono tutte circostanze che possono essere evidenziate dal contribuente che fosse chiamato dal fisco a spiegare il proprio comportamento, anche prima dell’avvio dell’accertamento vero e proprio.
Al di là di queste situazioni, che prevedibilmente saranno frequenti, l’Agenzia delle Entrate evidenzia però alcuni elementi strutturali che possono aiutare a inquadrare il dato dei 4,3 milioni di incoerenti. Intanto, tra le diverse categorie di contribuenti le situazioni sulla carta irregolari sono più diffuse tra chi ha redditi da lavoro autonomo oppure di impresa, rispetto a lavoratori dipendenti e pensionati. Poi ci sono comportamenti ben noti, con i quali si entra già nel territorio dell’illegalità o quanto meno dell’economia sommersa: i redditi in nero dei lavoratori dipendenti e gli affitti, ugualmente in nero, riscossi da molti proprietari.
IL CONTRADDITTORIO
Proprio nel momento del contraddittorio tra amministrazione e contribuente tutte le possibili spiegazioni dovranno essere vagliate. Una volta esauriti questi passaggi, si potrà iniziare a pensare che l’incoerenza sia quanto meno un indizio di evasione. Del resto l’Agenzia soprattutto nella prima fase intende concentrarsi soprattutto sugli scostamenti più significativi, tralasciando le piccole incongruenze.
Un contributo importante potrà venire anche dal Redditest, lo strumento informatico di autodiagnosi che affianca il redditometro: è probabile che una parte dei nuclei familiari incoerenti eseguano il test (o lo facciano eseguire al proprio commercialista) decidendo poi di dichiarare un po’ di più. E dunque di rientrare tra i coerenti.
Sempre a proposito di lotta all’evasione, ieri il ministro dell’Economia Grilli ha voluto rimarcare che i colloqui con la Svizzera sono in corso, ma sulla strada di un accordo per la tassazione dei clienti italiani delle banche elvetiche restano ancora alcuni ostacoli. Gli istituti di credito però spingono e fanno notare che un’aliquota troppo alta per la regolarizzazione (è uno degli oggetti della trattativa) potrebbe avere l’effetto di scoraggiare i clienti. Se poi l’accordo si farà, ha detto il vicepresidente della direzione dell'Associazione svizzera dei banchieri, Jakob Schaad, i soldi arriveranno in Italia «senza bisogno di un esercito di finanzieri».

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