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Pescara, 26/03/2026
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Data: 21/11/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Via al Redditest - Così funziona. I controlli scattano nel 2013. Le verifiche comprendono 100 voci. Befera: nel mirino non c’è la ricchezza. Con il Redditest il contribuente verifica da solo la propria coerenza

ROMA Due strumenti per mettere in mora gli evasori, e prima ancora convincerli a darsi da soli una regolata. L’Agenzia delle Entrate ha presentato contemporaneamente il nuovo accertamento sintetico, comunemente indicato come redditometro, ed il Redditest, il programma informatico che potrà essere usato dai cittadini per verificare la propria posizione.
L’obiettivo è lo stesso: confrontare il reddito dichiarato da un contribuente con le spese da lui sostenute, per arrivare ad adeguarlo verso l’alto nel caso in cui risulti non coerente. Il redditometro, che sostituisce uno strumento simile previsto dall’attuale ordinamento ma decisamente più rozzo, sarà operativo il prossimo anno e si applicherà ai redditi dal 2009 in poi. Le spese saranno analizzate non in modo presuntivo ma il più possibile a partire da elementi certi: quindi si tratterà di informazioni disponibili nell’anagrafe tributaria (relative ad esempio a pagamenti effettuati) oppure oggettive (quali la potenza di un’auto) cui si aggiungeranno per capitoli di spesa quali alimentari o abbigliamento rilevazioni statistiche ricavate dall’indagini Istat sui consumi: valori il più possibile adeguati alla realtà visto che il nuovo redditometro a differenza del precedente considera la composizione della famiglia e il luogo di residenza. Si terrà conto anche degli incrementi patrimoniali e del risparmio maturati nel corso dell’anno.
Le voci di spesa considerate sono cento: l’amministrazione attingerà a dati già in proprio possesso, o li ricaverà da altre fonti. Tra le informazioni rilevanti quelle relative a immobili, auto e barche, possesso di cavalli, movimenti di capitale e bonifici bancari, contratti di assicurazione, contributi previdenziali, utenze, mutui. Ma il direttore dell’Agenzia Attilio Befera, che ieri ha presentato i nuovi strumenti insieme al numero due Marco Di Capua e a Salvatore Lampone (direttore centrale per l’accertamento) ha sottolineato che l’attenzione non è sulla ricchezza in quanto tale ma sui comportamenti di spesa: per cui conta quanto si spende, non il fatto che i soldi siano destinati ad una barca invece che alla spesa alimentare.
Dalla sintesi di tutte le informazioni emergerà la coerenza o l’incoerenza con il reddito dichiarato. A quel punto il contribuente potrà essere chiamato dall’Agenzia (per scostamenti non inferiori al 20 per cento) e darà eventualmente le proprie spiegazioni, prima che scatti l’accertamento e anche dopo; solo in una fase successiva il fisco definirà il livello di reddito atteso e dunque in gergo tecnico «quantificherà la pretesa».
L’AUTOVERIFICA
Ma prima ancora che la macchina del fisco si metta in moto, il contribuente potrà fare da solo la propria verifica con il Redditest. Il programma si scarica in modo anonimo dal sito dell’Agenzia e permette di inserire le principali voci di spesa (ma non quelle minute come gli alimentari, il che rende inutile la conservazione di scontrini). In base alla tipologia familiare ed alla località di residenza, il software determina se le spese sono coerenti o meno con il reddito familiare inserito. Dunque il meccanismo è del tutto simile al redditometro, con la differenza che quest’ultimo considera voci di spesa in possesso dell’amministrazione o da essa acquisite. Redditest però è orientato essenzialmente alla compliance, all’adesione spontanea del contribuente che verificando l’incoerenza, e sapendo che anche il fisco è a conoscenza delle spese, potrà decidere di fare una dichiarazione più realistica.

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