ROMA Già si sentono vincitori. Tutti e cinque. Non soltanto perché le primarie di domenica prossima si sono piazzate al centro della ribalta politico-mediatica - con ricadute positive sul Pd che i sondaggi danno in continua crescita - ma anche perché, sia per effetto del successo del confronto televisivo, sia per l’immagine non di uniformità bulgara e neppure di rissosità balcanica che sta dando il centrosinistra, c’è un boom di registrazioni da parte della gente che poi andrà sotto i gazebo a scegliere Bersani, Renzi, Puppato, Tabacci, «oppure Vendola» (per citare lo slogan di Nichi). 900mila persone già iscritte e aumentano al ritmo di oltre 100mila pre-registrazioni al giorno, mentre il sito delle primarie viene preso d’assalto dalla gente che si vuole informare (otre centomila visite quotidiane). Ha esultato ieri sera Bersani: «Abbiamo voluto fare una grande iniziativa di partecipazione e sta funzionando». Gli altri quattro condividono l’entusiasmo. La gara entra nell’ultimo giro.
AFFLUENZA
Come minimo, tre milioni. Ma a 4 credono tutti che si possa arrivare. Significherebbe eguagliare o quasi quei 4.311.149 elettori che il 16 ottobre 2005 si presentarono sotto i tendoni da cui uscì candidato premier Romano Prodi. Più si amplia la platea, più Renzi può guadagnare consensi. Lo dice lui stesso («Se vanno in tanti, ce la possiamo fare») e lo confermano tutti i sondaggi. Ma chissà.
GIOVANI & VECCHI
Ci risiamo. La rottamazione, tema forte dell’inizio, torna alla fine di questa campagna. Forse perché per Renzi rappresenta l’usato sicuro. E allora: «Se vinco non darò deroghe a nessuno dei dirigenti del Pd con più di due legislature alle spalle». O ancora, ieri: «Io non ho vitalizi. Bersani e Vendola sì. Almeno evitino di cumularli». «Rinnovamento non significa prendere a calci l’esperienza. E giovani contro vecchi è roba da psicoanalisi», ribatte Bersani. Il quale sabato andrà nel paese di Sandro Pertini.
PROFILI DEI CANDIDATI
Bersani gioca insieme la parte del suo pop e del quasi premier. Chiude la campagna elettorale tra i portuali di Genova, ha molto parlato di lavoro-lavoro-lavoro e provato a farsi carico dell’Italiabenecomune come se fosse già seduto a palazzo Chigi. Renzi, a chi (tutti) gli ha rimproverato l’assenza o leggerezza del programma, ha risposto ieri pubblicando la versione definitiva del suo progetto, curato da Giuliano da Empoli e comprendente 10.000 proposte arrivate via mail. Sul tema del lavoro, per esempio, l’impostazione è quella liberal-liberista di Pietro Ichino, non condivisa dagli altri quattro competitor. Vendola nello stile politico è rimasto Vendola: realismo magico, combat, giovanile con in più l’anti-montismo (condiviso con Puppato) che può rivelarsi la sua vera arma. Tabacci è il moderato pragmatico e democristiano nel senso migliore del termine («Ma sono più a sinistra di tanti altri», dice). Puppato è la sinistra del cuore: «Al centro del mio programma ci sono la green e la blue economy». E lei come tutti - questa la chiave vera delle primarie di domenica - è convinta che soltanto una politica capace di cambiare se stessa è capace di cambiare il Paese.
SUPPORTER
Nanni Moretti, secondo il quotidiano Europa, sostiene Puppato. Tabacci va forte tra gli economisti. «Baricco mi piacerebbe come ministro della cultura», dice Renzi. Battiato è per Bersani. Benigni, come Prodi, non si pronuncia e ironizza: «Se Renzi e Bersani fossero dello stesso partito, vincerebbero le elezioni». Morricone e Accardo per Pier Luigi, Jovanotti per Renzi. E Vendola? Per lui, Alba Parietti, Serena Dandini, Sergio Rubini, Gianni Amelio, Francesca Comencini. Ma non lo psicoanalista bertinottiano Massimo Fagioli: «Sto con Bersani, anche se gli manca il logos».
REGOLE & BROGLI
Ieri altre polemiche sulla doppia fila: registrazione e voto. Vendola: «Regole farraginose, vanno semplificate». Renzi: «Sono una schifezza». Bersani: «Le regole? La gente non si scoraggia». E i brogli? «Non li temiamo», avverte Renzi. Ma qualcuno dei suoi si è fatto sfuggire che i comunisti s’intendono della materia e allora: occhi aperti. Così come temono brogli i bersaniani. Da Firenze una dirigente del Pd (Stefania Pugliese) lancia l’allarme: «Si presentano persone che puzzano di fascisti e vogliono votare». Per chi?
SOLDI
Puppato, Vendola e Tabacci restano fuori dalla querelle, evviva. Alle polemiche contro Davide Serra, finanziere renziano con propaggini alle isole Cayman, Matteo replica che «Bersani fu finanziato dai Riva, quelli dell’Ilva di Taranto». Meglio tralasciare. E comunque Renzi chiude la sua campagna sabato a Siena, la città del Monte Paschi, finanza rossa e tanti problemi: e magari darà la colpa a Bersani
ALLEANZE
Chi vota Bersani o Tabacci vota anche per un’alleanza fra democratici, vendoliani e centro. Chi sceglie Vendola o Puppato vuole Pd più Sel. Chi vota Renzi opta, veltronianamente, per la sinistra che funge anche da centro. Come andrà a finire? «Se vinco io», promette Bersani, «il giorno dopo chiedo a Monti se vuole dare un contributo. Ma nella mischia, no».