Salvataggio EavBus: una trattativa complessa dal punto di vista tecnico-legale ed altrettanto difficile sul piano politico. Il governatore Caldoro si è lungamente confrontato con il giudice fallimentare Aldo Ceniccola e la curatela da lui nominata (Maurizio Siciliani e Sergio Sciarelli): domani mattina sarà presentata una richiesta di affido provvisorio e gratuito di EavBus. Chiaro l'indirizzo del magistrato: c'è tutto l'interesse a garantire l'esercizio provvisorio fino alla sentenza d'appello, in cui il fallimento sarà confermato o cancellato. La richiesta è di un affido magari anche più corta (30 giorni), mentre si darebbe il via all'iter del ricorso, affidato all'avvocato Sandulli, e si cercherebbero soluzioni strutturali. Per quanto riguarda il ricorso c'è una novità sostanziale, il debito che ha portato al crac è di 300mila euro, altri 300mila sono stati infatti transati con la Nitida. Gli uffici dell'Eav hanno trovato le carte le confermano questo passaggio. Ma il problema non sono certo i 300mila euro, quando i 39 milioni per cui EavBus era in liquidazione. Il rischio è che la società di trasporti possa anche superare questo grosso problema giudiziario ma che poi, senza soldi, fallisca ugualmente. E ogni soluzione sembra ingarbugliarsi con il passare delle ore. La Regione ha trovato, ad esempio, i 4,5 milioni necessari a garantire gli stipendi ma devono restare congelati perché rischiano di finire nel buco nero dei debiti. Nell'ipotesi di lavoro avviata ieri si legge che «gli uffici regionali individueranno ogni strumento tecnico utile a consentire l'anticipazione di ratei dello stipendio». Un passaggio centrale del tavolo permanente convocato dal presidente Caldoro con i sindacati. Presenti i manager Eav (Polese e il commissario liquidatore Como), gli assessori Vetrella e Nappi, si è discusso del futuro dell'azienda e, soprattutto, dei 1300 dipendenti. Centrale l'assunto che «la soluzione prospettata consentirà da ora in avanti il regolare pagamento della retribuzione e l'erogazione del servizio». Infine la Regione si impegna a mediare con l'Abi per «congelare» mutui e prestiti che i dipendenti EavBus hanno attivi. L'affido temporaneo andrebbe in capo all'Eav holding (controllata al 100% dalla Regione) in modo da non gravare sulle controllate. Circumvesuviana, Sepsa e MetroCampania NordEst dovrebbero, di fatto, coprire i bacini e garantire i servizi. Ma anche qui ci sarebbe un elemento nuovo. Ieri Filt-Cigl, Fit-Cisl, Uil trasporti e Ugl trasporti hanno inviato una lettera all'amministratore unico di Eav, Nello Polese, e al direttore generale Valeria Casizzone. Viene chiesto un confronto su diversi punti quali «la definizione delle risorse umane necessarie a garantire tutte le attività amministrative, tecniche, manutentive e di esercizio utili allo svolgimento del servizio affidato» e «la prosecuzione degli esodi incentivati». Un discorso che parte dalle tre società attive su ferro ma che, adesso, coinvolge direttamente anche EavBus. Sarebbero infatti circa 250 gli esuberi individuati che potrebbero essere veicolati con esodi incentivati. Da 1300 a 1050 dipendenti da ricollocare, magari anche nei «buchi» apertisi dalle altre tre controllate. Oggi, comunque, saranno garantiti i servizi di trasporto pubblico su gomma della EavBus; in caso di conferma del fitto dell'azienda Eav holding gestirà il servizio con la Circumvesuviana (con i depositi in via Galilelo Ferraris per il bacino di utenza partenopea e di Comiziano per servire l'area del Nolano); Sepsa (che coprirà il servizio con i depositi di Agnano e gestirà anche gli spostamenti su Ischia e Procida); e MetroCampania NordEst (per la zona del Beneventano). Eav e sindacati torneranno, poi a confrontarsi anche per compiere «un monitoraggio sulla riduzione dei costi generali quali consulenze, esternalizzazioni e acquisti» e sostenere «l'attivazione di azioni utili a incrementare le risorse economiche provenienti dai ricavi da traffico e altro (bigliettazione, evasione e pubblicità)». Infine, facendo riferimento all'accordo regionale del 16 dicembre dello scorso anno, viene chiesta la «riquificazione dei lavoratori che consenta un riequilibrio verso il personale più specificamente impegnato a garantire il regolare svilippo del servizio ferroviario, con procedure condivise e con tutela salariale per i lavoratori interessati».